Facebook censura un articolo su Paolo Di Nella: ma qual è la logica?

Alcuni lettori ci hanno segnalato un singolare -quanto inspiegabile – caso di censura da parte di Facebook, avvenuto nei giorni scorsi: è stato rimosso un articolo sulla vicenda di Paolo Di Nella, il giovane militante del Fronte della Gioventù assassinato nel febbraio del 1983 da elementi dell’Autonomia Operaia. Contestualmente, è stata rimossa anche una foto relativa al funerale del ventenne missino. E sono diversi giorni che alcuni utenti del social network più grande del mondo vengono puniti, sospesi, e quant’altro. Intendiamoci, Facebook ha tutto il diritto di rimuovere post inappropriati perché volgari, incitanti all’odio, antisemiti, antiarabi, particolarmente violenti, e così via. Ma quello che proprio non riusciamo a capire è cosa ci fosse nel contenuto di quell’articolo su Paolo Di Nella – al quale peraltro anche il Secolo d’Italia dedica ogni anno un ricordo – che fosse fuori dagli schemi politici di Facebook. Tanto più che il testo di quell’articolo fu pubblicato integralmente su un libro – Attivisti, edizioni Settimo Sigillo – regolarmente distribuito e venduto nelle librerie di tutt’Italia. Allora? Mentre si può – e si deve – cancellare post offensivi, violenti, impressionanti, etc., non si può e non si dovrebbe cancellare qualcosa che è liberamente in circolazione sul territorio italiano. Non si può “uccidere” un libro né tantomeno un ricordo o un pensiero o un’opinione o un racconto. O un ideale.

Indimenticabile il gruppo Facebook “Uccidiamo Berlusconi”

Nel suo “standard della comunità” Facebook illustra quali siano le regole del comportamento per gli utenti. La parte che ci interessa dovrebbe essere quella “invito a un comportamento rispettoso”, in cui il social network americano annuncia che rimuoverà «i contenuti che incitano all’odio, compresi quelli che attaccano direttamente una persona o un gruppo di persone in base a: razza; etnia; nazionalità di origine; affiliazione religiosa; orientamento sessuale; sesso; disabilità o malattia». Leggendo tutta la sezione, non siamo riusciti a trovare quale in quale “reato” siano incorsi gli utenti che hanno postato e condiviso l’articolo su Paolo Di Nella. Abbiamo anche riletto l’articolo, e in esso non ci sono estremi che inducano alla rimozione. Allora? Dice Facebook che esiste lo strumento della segnalazione, che ogni utente può utilizzare qualora ravvisi post che offendano o turbino al sua sensibilità. Però, dice ancora Facebook, non è detto che la segnalazione comporti la cancellazione automatica del post incriminato. Quindi non è questa la strada da seguire per capire. Ricordiamo il famoso gruppo del 2009 “Uccidiamo Berlusconi”, o quello in onore di Totò Riina. E ogni giorno vediamo filmati francamente sconvolgenti e cruenti; ricordiamo anche la decisione di cancellare le foto di donne che allattano figli al seno, decisione che ha fatto discutere molti e lasciato perplessi tutti; certo, non deve essere facile controllare un miliardo e mezzo di utenti, ma guarda caso molto spesso Facebook se la prende con una sola parte politica, quella più “ribelle”. Sarà perché il comitato etico di Facebook è di sinistra? Difficile, gli americani non possono essere né di sinistra né di destra, sono americani. E allora? Non riusciamo a capire il perché di questa decisione, ma in ogni caso quello che si chiede a Facebook, segnatamente in merito a queste vicende, non è di augurarci buongiorno e buonasera o buon compleanno ogni volta che ci vede, ma il rispetto.