Estremo tentativo Ue di convincere Londra a restare. E Cameron ci casca

È bufera sul premier britannico David Cameron dopo il suo “cedimento” alla Ue, dal quale pare che il leader conservatore abbia fatto marcia indietro rispetto alle sue dichiarazioni degli anni scorsi. «Stare o non stare insieme, questo il dilemma…»: con una parafrasi dall’Amleto di Shakespeare il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato su Twitter di aver pubblicato la proposta per un nuovo rapporto tra Ue e Gran Bretagna inviato alle cancellerie dei 28 in vista di un possibile accordo al vertice del 18 e 19 febbraio. Positiva la prima reazione di Londra: la bozza d’accordo fra Ue e Gran Bretagna proposta da Tusk conterrebbe «cambiamenti sostanziali» nelle relazioni fra il Regno Unito e Bruxelles, scrive Cameron in una prima reazione positiva via Twitter, precisando tuttavia che ci sono ancora «cose importanti su cui lavorare e dettagli da fissare bene». Cameron nota inoltre che il testo deve essere vagliato da tutti i governi dell’Ue, ma insiste che progressi reali sono stati compiuti nel negoziato sui 4 capitoli indicati dal suo governo.

Bufera su Cameron da parte degli euroscettici

Giudizi pesantemente negativi sulla bozza Tusk, dopo i primi commenti favorevoli di Downing Street, arrivano invece dal vasto fronte euroscettico britannico. Nello stesso Partito Conservatore del premier si fa sentire il popolare sindaco di Londra, Boris Johnson, secondo il quale Londra deve puntare a ottenere molto, molto di più. Mentre Matthew Elliott, direttore della campagna Vote Leave in vista del referendum sulla Brexit, bolla come un contentino destinato a restare sulla carta anche il diritto di veto sulla legislazione europea – “venduto” da ambienti vicini a Cameron come una delle maggiori conquiste negoziali – che verrebbe accordato ai parlamento nazionali (ma con un quorum minimo del 55% di tutte le assemblee elettive dei 28 Paesi Ue, secondo quanto filtrato a Londra) con il passaggio dall’attuale sistema del “cartellino giallo” al “cartellino rosso”. Ancor più duro Nigel Farage, leader anti-Ue dell’Ukip, secondo il quale «presentare il cartellino rosso come una sorta di vittoria per la sovranità britannica è ridicolo». Dubbi persino dal leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, che ha chiesto e ottenuto che il governo risponda in parlamento degli sviluppi del negoziato con Bruxelles. Mentre secondo gli indipendentisti scozzesi (filo-Ue) dello Snp, la partita giocata da Cameron è un’occasione perduta. Il pacchetto di proposte messo sul tavolo dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per convincere la Gran Bretagna a restare nella Ue si compone di un testo base di 16 pagine, sotto forma di Decisione del vertice, più cinque “Dichiarazioni” annesse (due del Consiglio, tre della Commissione). Esso è una «base di trattativa». Se sarà validato dal vertice del 18-19 febbraio, l’accordo entrerà in vigore e sarà legalmente vincolante soltanto nel giorno in cui il governo britannico comunicherà l’esito del referendum a favore della permanenza del Regno Unito nella Ue.