Elette, ma cacciate dai consigli: così l’Arabia Saudita prende in giro le donne

Salutate come storiche, le prime elezioni dell’Arabia Saudita aperte alle donne, a poco meno di due mesi dalla celebrazione, si rivelano come una presa in giro sia per le saudite sia per la comunità internazionale che aveva applaudito l’importante passo in avanti in fatto di emancipazione: alle 21 consigliere elette nei municipi del Paese è interdetto l’esercizio del mandato. Il motivo? Non possono stare nello stesso posto in cui si trovano i colleghi uomini.

In Arabia Saudita aule consiliari vietate alle donne

Ad accendere i riflettori internazionali sul caso è stato il Wall street journal, parlando di «segregazione» e spiegando che il ministero degli Affari municipali e rurali di Riad ha pensato di ovviare al problema facendo “partecipare” le donne alle assemblee in videocollegamento, ma comunque mantenendo una schermatura in modo che gli uomini non possano vederle. Una decisione presa dopo la prima riunione del consiglio municipale della città di Jedda, la seconda dell’Arabia Saudita, quando le due consigliere donna si sono rifiutate di rimanere dietro un vetro, rivendicando il diritto di sedere al fianco dei colleghi.

La reazione delle consigliere

«Onestamente, non siamo sicure che sfideremo questo divieto. Ci sono temi che hanno una priorità maggiore, noi dobbiamo essere responsabili verso gli elettori», ha detto Eihab Hassan Nassier, una collaboratrice di una delle due consigliere di Jedda, Rasha Hefzi. «Si tratta di qualcosa che ci lasceremo alle spalle», ha proseguito la donna, mentre Rasha Hefzi, al pari della collega Lama al-Sulaiman, ha preferito non commentare direttamente.