Egitto, troppe le ombre sulla morte del giovane italiano. Eseguita l’autopsia

Diventa un incubo la vicenda del giovane Giulio Regeni, scomparso al Cairo qualche giorno fa e ritrovato morto in circostanze agghiaccianti poche ore fa. Il ragazzo è stato ritrovato sulla strada che dal Cairo va ad Alessandria, ed è già sospetto, perché Giulio non aveva in programma di lasciare la città. La polizia ha cercato frettolosamente di negare la possibilità di un crimine, ma sembra che invece proprio di un crimine si sia trattato. Tra le ipotesi c’è quella secondo cui alcuni estremisti hanno voluto punire uno straniero in quanto tale, come reazione alle retate della polizia negli ambienti jihadisti, ma è solo un’ipotesi, anche se molto verosimile. Intanto il medico legale ha completato l’autopsia e deve trasmettere il proprio rapporto alla procura generale, ha indicato una fonte della procura stessa sottolineando che non è stata indicata una data entro cui il rapporto deve essere trasmesso. La procura – ha spiegato la fonte – ha anche «ordinato di interrogare immediatamente gli amici dello studente italiano». Il procuratore del Cairo, Ahmed Nagi, che guida il team impegnato nelle indagini, ha detto che il corpo di Regeni è stato trovato mercoledì sul bordo di un’autostrada fuori dal Cairo. Nagi ha aggiunto che il corpo era nudo dalla cintola in giù, e che le cause della morte vengono ancora investigate. «Ci sono contusioni accanto agli occhi, come se fosse il risultato di un pugno», riferisce ancora una fonte della Procura egiziana confermando anche segni di tortura e di ferite su tutto il corpo. Sul ragazzo italiano ci sono segni di bruciature di sigaretta, tortura, ferite da coltello e segni di una «morte lenta». Lo riferisce il procuratore egiziano alla Associated Press.

Egitto, avvocato denuncia: non mi hanno fatto vedere il corpo

Che tutta la vicenda sia oscura, lo aveva anticipato anche il fatto che un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa ha riferito sulla sua pagina Facebook che il corpo di Giulio Regeni si trovava nell’obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo, e c’era «un’impressionante dispositivo della Sicurezza nazionale»: il ministero dell’Interno si rifiuta di farmi vedere il corpo». Si è poi appreso che il telefono cellulare dei genitori di Giulio Regeni da alcune ore squilla ma nessuno risponde o si fa cadere la linea. Dal tono dello squillo, come confermato dagli amici e parenti della famiglia, Paola e Claudio sono ancora in Egitto. Non si sa quando faranno ritorno. «Chiediamo fermamente all’Egitto che le autorità italiane possano collaborare alle indagini sulla morte del nostro connazionale al Cairo perché vogliamo che la verità emerga fino in fondo». Lo ha detto a Londra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine della conferenza dei donatori sulla Siria sottolineando di averne parlato direttamente con il ministro degli Esteri egiziano. La Lega Nord ha chiesto al governo di riferire immediatamente in parlamento sulla gravissima vicenda. La Farnesina da parte sua ha immediatamente convocato l’ambasciatore egiziano in Italia. Si è anche appreso che la Procura di Roma avvierà un’indagine sulla morte del ricercatore italiano. I pm di piazzale Clodio attendono una prima informativa. L’ ipotesi di reato verrà valutata alla luce delle prime risultanze investigative. Alla vicenda è dedicato ampio spazio sulla stampa egiziana. Non va dimenticato, infine, che nel luglio dell’anno scorso i terroristi islamici compirono un attentato contro il consolato italiano al Cairo.