Draghi gela Renzi: la Bce non acquisterà i crediti a rischio delle banche

«I governatori delle banche centrali e i capi della supervisione hanno indicato che sono impegnati a non aumentare significativamente i requisiti generali di capitale per il settore bancario»: le prime parole del presidente della Bce Mario Draghi, nella sua audizione all’Europarlamento, sono di rassicurazione: «Le banche hanno messo in piedi buffer di capitale più elevati e di migliore qualità, hanno ridotto l’effetto leva e migliorato i loro profili di finanziamento», dice, spostandosi poi su temi di macroeconomia.

Per Draghi la ripresa è lenta

Ma per Draghi non c’è spazio per l’ottimismo. «La ripresa prosegue a passo moderato, sostenuta soprattutto dalle nostre misure di politica monetaria e dall’impatto favorevole sulle condizioni finanziare e dai prezzi dell’energia. Gli investimenti restano deboli, e il settore delle costruzioni finora non si è ripreso. Per rendere l’eurozona più resiliente, la Bce è pronta a fare la sua parte e come annunciato esaminerà la possibilità di agire a inizio marzo», dice ancora Draghi, che difende il discutibile meccanismo del “bail in”: «La transizione alle nuove regole determina un cambiamento notevole, ma è un cambiamento per il meglio, perché così i soldi dei contribuenti non saranno utilizzati come accaduto nella crisi».

Nessun aiutino alle banche italiane

Poi arriva la doccia fredda per l’Italia, quando il presidente della Bce smentisce le voci secondo cui la Bce e il governo italiano sarebbero in trattativa per l’acquisto di crediti deteriorati delle banche da parte di Francoforte: «Non mi risulta nessun contatto tra Bce e governo italiano – ha detto Draghi – non so da dove si prenda questa notizia, non stiamo comprando nulla, si tratta di vedere se queste sofferenze in un particolare formato Abs possono essere accettate come collaterale». Ipotesi questa già prospettata dal Tesoro. Inoltre, aggiunge Draghi, “non c’è stata disparità di trattamento per le banche italiane (sui requisiti di capitale, ndr), quindi non sono state privilegiate”. «Il motivo per cui esiste il “Single supervisory mechanism” è proprio per far sì che la supervisione sia applicata in modo coerente in tutta la zona euro», ha aggiunto.