Donzelli: «Lo chiamavano il Bomba: vi svelo il Renzi segreto che votava i fascisti»

Giovanni Donzelli, classe 1975, consigliere regionale in Toscana di Fratelli d’Italia, ci svela il Matteo Renzi segreto che lui conosce da anni e “studia”ormai da qualche mese, come dimostrano le tante rivelazioni giornalistiche fatte su affari e retroscena della famiglia del premier. In un’intervista a Libero Donzelli ha ricordato che a diciannove anni, dopo essersi iscritto al Msi, per mantenersi andò a lavorare come strillone di giornali per la Speedy srl della famiglia del premier. Fu allora che conobbe Matteo. Com’erano i Renzi come datori di lavoro? «Non mi lamento – ha detto Donzelli – la madre seguiva l’aspetto amministrativo dell’azienda, il padre veniva col furgone a recuperare le copie. Matteo al massimo si faceva vedere verso le 11, a ritirare le copie incedute: ma già ci eravamo incrociati». Litigate per le diverse posizioni politiche? «Nessuna. Lui non aveva mai frequentato partiti. E qualcuno ha raccontato che anni dopo si sfogava contro di me dicendo: “Mi critica, ma quello l’ho pure votato quando si candidò alle elezioni universitarie”. Non ha mai smentito».

Donzelli racconta i retroscena della scalata politica di Renzi

Donzelli ha raccontato anche i retroscena dell’inizio della carriera politica di Renzi. «Nacque Chil (una società della famiglia Renzi ndr), e Matteo, che fino ad allora aveva contratti cocopro o part-time, ne prese uno da dirigente. Stava per andare in Provincia – ha detto ancora – La legge dice che quando si svolge attività istituzionale si va in aspettativa non retribuita, ma i contribuiti previdenziali vengono pagati dallo Stato. E quindi lui ha preso contributi più alti. In questo modo s’è guadagnato 40mila euro di Tfr».  Donzelli ha raccontato di aver lavorato dai Renzi per due anni e di non aver mai discusso di politica: « Loro non hanno mai fatto politica: suo padre era un vecchio democristiano e a Firenze erano visti come gente di centro o addirittura di destra. Quando Renzi jr finì in Provincia, per tutti era un marziano… Non aveva mai fatto politica: era un paracadutato». Donzelli ha anche spiegato come Matteo Renzi riuscì a essere eletto in una Firenze storica roccaforte della sinistra: «Il padre era un vecchio dc di Rignano, e fu fondamentale per far vincere il congresso a Pistelli. Dato che a Firenze era arrivato un sindaco di sinistra come Domenici, i dc di sinistra chiesero per sé la Provincia. E babbo Renzi spinse il figlio». Dal canto suo, Matteo «capì le le potenzialità economiche della Provincia. Si circondò di amici fidati presi da fuori e puntò tutto sulla comunicazione».

La guerra politica contro Renzi per gli sprechi in Comune

E fu in quel momento che Donzelli iniziò la “guerra” contro Renzi, soprattutto sugli sprechi: «Appena entrato al Comune volle cambiare la poltrona di Domenici: 2200 euro. E spese cinquemila euro per sistemare l’ufficio. Ha manie di grandezza».  L’intervistatore gli ha ricordato che da ragazzo Renzi era soprannominato “il Bomba“. «Anche negli scout lo chiamavano così. Quando doveva ritirare i giornali inceduti, voleva spiegare a noi come si vendevano i giornali ai semafori senza averne mai venduto uno». Donzelli ha spiegato anche un retroscena dell’azienda di famiglia dei Renzi: «La famosa Chil ha fatto richiesta di finanziamento dopo aver spostato la proprietà alle donne di famiglia, perché la Fidi di Toscana spa, della Regione, dava fidi con garanzia più alta alle imprese femminili. Non hanno mai restituito i soldi, e dopo poco tempo cambiarono la proprietà affidandola ancora la padre e trasferirono la sede a Genova. I soldi furono restituiti dal governo Renzi. E sa chi garantì con la banca per il prestito? Il babbo di Luca Lotti. Nello stesso periodo in cui Matteo portò Luca in Comune. Adesso è sottosegretario. Capito?».