Ora dall’Europa ci vogliono togliere anche il pomodoro San Marzano

E’ in atto un furto di identità al Made in Italy  con la possibilità di produrre pomodoro San Marzano fuori dall’area geografica prevista dal disciplinare di produzione approvato dall’Unione Europea. Lo afferma la Coldiretti, in riferimento alla presenza di coltivazioni di pomodori San Marzano in Belgio, nel chiedere a Bruxelles un’azione incisiva per consentire ai consumatori di compiere scelte di acquisto consapevoli. Infatti, chi sceglie San Marzano in Europa e nel mondo è convinto di acquistare un prodotto italiano, sottolinea la Coldiretti. Di qui la richiesta di condannare gli inganni ai consumatori e la concorrenza sleale nei confronti dei produttori dell’unico San Marzano dell’agro Sarnese Nocerino Dop, una varietà conosciuta in tutto il mondo, su cui si regge l’economia di 41 comuni delle province di Salerno, Napoli e Avellino in Campania. Il Made in Italy, ricorda la Coldiretti, è colpito da recenti ipotesi e provvedimenti comunitari che hanno interessato i prodotti base della dieta mediterranea dall’ortofrutta ai vini, fino all’olio. Proprio in riferimento a quest’ultimo prodotto, stante la carenza della produzione di olio in Europa, porte aperte della Commissione europea all’importazione dalla Tunisia. favorita anche problemi di economia nel Maghreb. “L’aumento temporaneo e limitato di una quota extra di forniture di olio d’oliva da parte della Tunisia risponde all’impegno dell’Ue di sostenere l’economia del Paese”, in grave crisi dopo gli attacchi terroristici e “questo aumento non sarà significativo e non avrà un impatto negativo sui produttori europei” ha spiegato Daniel Rosario, portavoce per agricoltura e commercio della Commissione europea, in merito alla proposta Ue di import extra a dazio zero dalla Tunisia di 35mila tonnellate l’anno per il 2016 e il 2017. La Commissione europea ricorda come l’Europa sia già costretta a comprare olio d’oliva dai Paesi terzi e che l’Italia nello specifico sia il più grande importatore dell’Ue di olio d’oliva, principalmente dagli altri Stati membri, ma anche da Paesi extra Ue, per soddisfare la sua domanda interna e il suo export. Le stime ufficiali del raccolto europeo, secondo l’esecutivo Ue, confermano “la necessità di importare”, con “una produzione di 2 milioni e 50mila tonnellate di olive, cioè 500mila tonnellate in più dell’anno precedente, ma il terzo raccolto più basso degli ultimi sette anni” riferisce Rosario. L’Italia nello specifico “è un mercato in deficit e ha bisogno di importare per coprire i bisogni del suo mercato interno e del suo export”, spiega il portavoce della Commissione europea, ricordando che la penisola ha prodotto 461.200 tonnellate nel 2013/2014 ma solo 222.000 tonnellate nel 2014/2015.