È cyber-Guerra Fredda: il ministero della Difesa italiano sotto attacco

Ci mancava la cyber-guerra: adesso gli hacker, che prima erano – nell’immaginario occidentale – perlopiù cinesi e jihadisti, diventano russi. Il pericolo, insomma, come ai tempi della Guerra Fredda, viene dal Cremlino. Il fatto che la Russia di Vladimir Putin voglia diventare una protagonista sullo scenario internazionale, non va proprio giù a Usa e Ue, che intendono restare attori unici sullo scacchiere internazionale. E quindi non solo Mosca interferisce in Ucraina e in Crimea e bombarda gli ospedali in Siria, ma adesso si introduce anche nei sistemi informatici occidentali. Dal 10 al 14 febbraio, secondo gli Stati Uniti, una sigla di hacker russi, l’Apt28, si sarebbe allegramente introdotto nei sistemi dei server italiani dei ministeri di Difesa ed Esteri,allo scopo di carpire loro i segreti della Nato. Se fosse vero, sarebbe una beffa per le nostre difese digitali: non solo ci sono le mail infettanti con relative richieste di riscatto, ma adesso i cyber-criminali attenterebbero addirittura alla sicurezza dello Stato, anzi, dell’intero Occidente. Ma «nessun dato sensibile è stato compromesso», afferma in una nota lo Stato maggiore della Difesa in relazione ad un attacco subito  dai server del ministero da parte di presunti hacker, sottolineando che «nella circostanza la Difesa ha prontamente rilevato la minaccia e ha attuato con successo le attività di contrasto all’azione ostile». Nessun problema, insomma.

Washington tenta in tutti i modi di far tornare la Guerra Fredda

La verità ovviamente non la sapremo mai, a cominciare dal fatto relativo alla veridicità di questa aggressione. Comunque, dell’attacco parla il quotidiano la Repubblica, secondo cui un gruppo di hacker russi, conosciuti con la sigla Apt28, sarebbe riuscito ad entrare nei server del ministero e, dall’ottobre del 2014 al maggio del 2015, avrebbe dirottato informazioni riservate su alcuni server dietro i quali ci sarebbe direttamente il Cremlino. Sulla vicenda, sostiene ancora Repubblica, la procura militare di Roma ha aperto un’inchiesta ipotizzando lo spionaggio internazionale. «L’attacco – prosegue la nota dello Stato Maggiore – ha interessato solo alcuni sistemi non classificati, aperti ad internet, su cui non vengono gestite informazioni sensibili. I sistemi protetti, contenenti informazioni riservate, non sono stati coinvolti dalla minaccia». Insomma, molto rumore per nulla: la vicenda sembra essere ancora una volta una delle tante schermaglie tra Occidente e Russia, in “guerra” sulla questione dell’Ucraina, sul gasdotto, sul terrorismo islamico in Siria e così via. Come dire, ogni occasione è buona per dare addosso a Mosca…