Cuperlo: “Non vogliamo pezzi di destra”. Venti di scissione nel Pd

“Le riforme costituzionali vanno votate con la maggioranza più larga e non faccio polemica per chi le ha votate con noi. Ma è un’altra cosa se pezzi organizzati della destra scelgono di entrare nel nostro partito perché se accade questo, quello non è più il nostro partito”. Lo dice Gianni Cuperlo nel suo intervento alla scuola di formazione Pd. “Dobbiamo assieme evitare che succeda: non rinfacciarci la responsabilità ma unire tutti coloro che ritengono che non debba accadere”, aggiunge. Ancora: “Bisogna mettersi alla testa di un nuovo centrosinistra di governo perché ci sono cose giuste che puoi fare solo con chi le condivide. E hai il dovere di rivolgerti a tutti ma devi anche poter dire quali sono i soggetti che tu intendi promuovere, che tu vuoi affrancare dal bisogno”. La “unità” del Pd nell’evitare che “pezzi di destra” entrino del partito “deve essere più forte delle convenienze. E’ una responsabilità di tutti, maggioranza e minoranza”, secondo il leader di Sinistra Dem. Fin qui il Cuperlo-pensiero. Quanto basta per mettere in evidenza il malessere profondo che sta tormentando il Pd, da quando Denis Verdini, armi e bagagli, è passato dalla parte di Renzi, abbandonato Berlusconi, e da quando è esplosa la polemica sulle dichiarazioni di Cuffaro, l’ex presidente della regione Sicilia, condannato per  mafia e uscito da poco dal carcere dopo aver scontato la pena. Cuffaro in una intervista ha fotografato la transumanza in atto nell’isola. La maggior parte dei suoi uomini, di quella che fu la sua classe dirigente, da lui  a suo tempo beneficiata, sostenuta, protetta e inserita nelle istituzioni locali e nazionali, è transitata con Renzi. Perché? Secondo l’ex presidente regionale perché Renzi è un ex democristiano che sta rottamando il Pd, mettendo nell’angolo la vecchia  guardia, mentre la destra non ha più un leader unificante, come lo è stato a suo tempo Berlusconi. Parole che hanno fatto stizzire Bersani e non solo lui. Cuperlo, in effetti, ripete lo stesso concetto dell’ex segretario, soppiantato da Renzi. Come il senatore Gotor e tanti altri parlamentari della minoranza dem che ormai vedono il partito fin troppo “verdinizzato” e contaminato da arrivi dall’altra sponda dello schieramento politico, graditi al leader ma non graditi a loro. Vedremo come andrà a finire. Certo è che comincia ad agitarsi il vento della scissione.