“Crisi isteriche tra checce varie”: è bufera su Formigoni. E lui insiste…

E’ bufera su Roberto Formigoni. Ringaluzzito dallo spariglio di Beppe Grillo sulle unioni civili, si abbandona a una battutaccia  da caserma su Twitter.  “Crisi isteriche gravi” sta causando a gay e “checche varie” la possibilità che la legge sulle unioni civili venga bocciata. Subito dopo arriva a Formigoni la prima bordata polemica. E’ firmata da  Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd: “Indecente”. Ecco per esteso la tweet di Formigoni:  “L’odore della sconfitta sulla legge Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello, poverini”.

Poi intervengono altri. E sul capo di Formigoni arrivano tanti fulmini. “Mi offro di assistere gratuitamente ogni checca come me che voglia denunciare il sen. Formigoni”. Così su twitter Cathy Latorre, capogruppo di Sel al Comune di Bologna. latorre è attivista, avvocata nonché esponente nazionale del mondo Lgbt. E ci si mette anche Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. “Gli insulti su Twitter a milioni di cittadini italiani sono insopportabili”. “Non si tratta di libere opinioni – attacca Mancuso – ma di deliberate gravi affermazioni discriminatorie e ingiuriose della vita delle persone. Chiediamo al presidente del Senato Pietro Grasso di far sentire la sua voce: non è possibile che un rappresentante del popolo possa impunemente rivolgere epiteti così offensivi senza che le istituzioni reagiscano”

E Formigoni? Non si scompone né si scusa. Anzi, per certi aspetti, rincara la dose. Ecco la sua reazione agli attacchi che gli sono arrivati nel giro di pochissime ore. “Accetto di essere criticato, non di essere distorto, stravolto, strumentalizzato. Nel mio tweet di ieri sera non ho insultato nessuno, mi sono limitato a constatare che alcune persone gay, lesbiche ecc… stanno avendo crisi isteriche. Il testo è inequivocabile, si tratta di alcune specifiche persone (a me note) e non di una annotazione generale rivolta erga omnes“. E poi insiste. “Del resto la lingua italiana è precisa: in italiano, l’assenza dell’articolo determinativo indica chiaramente che si tratta di casi specifici. Se avessi voluto offendere un intera categoria di persone avrei usato l’articolo determinativo: i gay, le lesbiche ecc… Così non ho fatto, accetto di essere criticato, non distorto”. Molti si scandalizzano. Ma così è la politica al tempo dei social network.