Le due Coree a un passo dalla guerra. E gli Usa gettano benzina sul fuoco

Come annunciato mercoledì dal ministero dell’Unificazione sudcoreano, Seul ha fermato in queste ore le sue operazioni nel parco industriale di Kaesong, gestito congiuntamente con la Corea del Nord, in risposta all’ultimo recente lancio di un missile da parte della dittatura comunista di Pyongyang. Non è chiaro quanto tempo durerà l’arresto delle attività sudcoreane nel complesso industriale della città di frontiera, ultimo progetto importante di cooperazione tra le due coree. La sospensione delle attività nell’area industriale di Kaesong da parte della Corea del Sud è «una pericolosa dichiarazione di guerra», ha detto il governo nordcoreano di Pyongyang secondo quanto riportato dai media locali. La decisione di Seul, ha annunciato il ministro dell’Unificazione sudcoreano, è volta a privare la Corea del Nord dei fondi normalmente utilizzati per sviluppare la sua tecnologia nucleare. Dal complesso industriale co-gestito con il sud, Pyoongyang ha ricavato 616 miliardi di won (circa 457 milioni di euro) dal 2003. La decisione di Seul continua a suscitare reazioni forti da parte di Pyongyang che adesso annuncia di voler chiudere «due canali di comunicazione strategici con il sud». Lo riporta la Bbc. Era già successo nel 2013, poi i collegamenti telefonici tra le due Coree erano stati ripristinati in seguito a un miglioramento dei loro rapporti. E subito si è passati ai fatti: la Corea del Nord ha ordinato l’occupazione militare del complesso industriale di Kaesong, considerato l’ultimo grande simbolo di cooperazione con il Sud. Al tempo stesso, dopo la decisione di Seul di interrompere le attività nel parco industriale co-gestito, il regime di Kim Jong-un ha reso noto la sua intenzione di espellere centinaia di dipendenti sudcoreani impiegati nel complesso (oltre a far rientrare quelli nordcoreani) e di congelare tutti i beni sudcoreani.

Le Coree a un passa dalla guerra, secondo il Nord

Analisti politici temevano che Pyongyang potesse trattenere alcuni lavoratori sudcoreani per obbligare Seul a pagare i salari dovuti ai dipendenti nordcoreani. Tuttavia, il ministro dell’Unificazione sudcoreano ha annunciato nelle ultime ore che tutti i 280 dipendenti del Paese sono rientrati in patria. Secondo l’agenzia stampa Yonhap la Corea del Sud ha già rafforzato la sua presenza militare lungo la parte occidentale del confine con la Corea del Nord. Intanto gli Usa, come già fecero con l’Iran, la Libia, l’Iraq, la Serbia e altri Paesi considerati suoi nemici, getta benzina sul fuoco: il Senato americano ha infatti approvato all’unanimità nuove sanzioni contro la Corea del Nord, dopo i recenti test missilistici di Pyongyang considerati da Washington una «provocazione e una gravissima violazione delle leggi internazionali». La legge bipartisan aveva già ottenuto il “sì” della Camera dei rappresentanti. In particolare le misure varate contro il regime di Pyongyang sono passate nella camera alta del Congresso con 96 voti favorevoli e zero contrari. Le nuove sanzioni hanno come obiettivo soprattutto quello di limitare la capacità della Corea del Nord di accedere ai fondi necessari per sviluppare il suo programma nucleare e il suo sistema missilistico. Lo stesso tipo di sanzioni – riportano i media americani – saranno presto adottate anche dal governo giapponese. La decisione di Washington di colpire Pyongyang con un’azione unilaterale nasce dalla situazione di stallo in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove l’ipotesi di nuove sanzioni è stata finora frenata dalla Cina, preoccupata che le misure possano colpire anche i suoi interessi economici in Corea del Nord. Ad accelerare la decisione del Congresso Usa, poi, l’allarme dell’intelligence secondo cui Pyongyang avrebbe riattivato un reattore nucleare e potrebbe essere in grado nel giro di pochi mesi, se non addirittura di settimane, di avere abbastanza plutonio da costruire la bomba atomica.