Cinquantenni, cogliete l’attimo. L’Istat “racconta” che siete i più infelici

Siete felici? E quanti anni avete? Chi pensa che la felicità faccia rima con il mezzo del cammin di nostra vita viene sonoramente smentito da una ricerca dell‘Istat britannico che “certifica”, numeri alla mano, che i più infelici sono i cinquantenni. Secondo lo studio statistico che riguarda una popolazione di trecentomila adulti, interrogati tra il 2012 e il 2015, la stagione più difficile della vita è situata tra i 50 e i 54 anni. Non se la passano male invece i sedicenni, molto felici uomini e donne tra i 65 e i 69. A leggere il grafico dell’Istat tutte le fasce d’eta (dai trentenni agli ultranovantenni) sono più felici dei cinquantenni.

L’infelicità dei cinquantenni

Alla soglia del mezzo secolo, secondo gli statistici inglesi, si fa molto pesante il fardello della vita, il burden. Un bel ritratto di una cinquantenne alle prese con il passato che non passa è quello di Woody Allen nel film Un’altra donn nel quale la cinquantenne Marion Post, scrittrice di succeso, cerca un appartamento in affitto per ritirarsi a scrivere e si ritrova ad ascoltare senza volerlo attraverso le conversazioni dei clienti di uno studio psicoterapico che le scatenano il ricordo della vigilia del proprio matrimonio. A rendere difficile la vita ai cinquantenni, secondo lo studio statistico, si collocano al primo posto le preoccupazioni per i figli e per gli anziani genitori e il senso di inutilità. È come se, consapevoli delle gioie della vita, i cinquantenni non riuscissero a trovare le energie per investire sul futuro. Tra le interpretazioni, quella più immediata, riguarda il senso di aver speso male il proprio passato e di non avere il tempo per riscattarsi. Non sono tanto le rughe dell’età a rendere grigi i cinquantenni, quelle si possono annullare con i prodigi della chirurgia estetica, ma gli acciacchi esistenziali che nessun bisturi o abbigliamento trendy, magari rubato al proprio figlio, possono curare.

Ansia e malinconia

È soprattutto l’ansia a fare da padrona. Lo scrittore e critico letterario, Emanuele Trevi, cinquantadue anni, sul Corriere della Sera azzarda una spiegazione della impietosa fotografia dell’Istat. «Quando eri giovane, pensavi ai cinquantenni come a un’eta biblica, in cui tutto ciò che è possibile imparare dalla vita è stato imparato, nel bene e nel male. E invece, eccoti qua, che della vita non hai capito nulla, e hai il sospetto che orami andrà avanti così, dovessi pure arrivare al traguardo dei novanta, dove molto probabilmente l’ansia si riduce non perché si capisce qualcosa, ma perché ci si rassegna». Una lettura disarmante, per quanto non priva di buon senso.  Ma anche consolatoria perché l’ansia e soprattutto il sentimento di malinconi sono un valore positivo se vissuti senza troppo dolore. La morale, cari cinquantenni, è una sola: avete imparato ad amare la vita, ne avete vissute tante, e sentite la paura di perderla da un momento all’altro. E se una soluzione accademica non c’è, forse vale la pena di “cogliere l’attimo”.