Ci mancava solo la Barbie musulmana. E così qualcuno le ha messo il velo

Ci mancava solo la Barbie musulmana… E dato che ancora non aveva irrotto sulla scena, ha pensato bene di provvedere alla cosa Haneefah Adam, una studentessa nigeriana che, tuffandosi – a gamba tesa – nel mondo di Barbie, di modelli, di prototipi, di riferimenti, ha messo il velo islamico alla mitica bambola bionda stratunitense. E così, proprio quando pensi di averle viste tutte, di aver aggiunto alla tua personale collezione anche il modello più esclusivo e ricercato, ti accorgi che l’ultima versione ancora deve essere creata. E allora eccola in arrivo sul web: la Barbie in hijab e dotata, come tradizione vuole, del tipico outfit delle donne musulmane.

Ci mancava solo la Barbie musulmana

Tanto che, in linea con la politica della Mattel che ha sempre dimostrato di saper cavalcare l’onda dei tempi – e spesso anche di precorrerli – la giovane universitaria musulmana ha creato a fine gennaio l’account Instagram @hijarbie, nato dalla crasi tra le parole Barbie e hijab: due mondi che in teoria si immaginano lontani. Cosa unisce, infatti, il mito biondo tutta mini abitini colori pastello al rigore del vestiario islamico? Per rispondere basterebbe ricordare che solo fino a qualche tempo fa la Barbie è stata considerata un pericolo per la Repubblica islamica in quanto veicolo commerciale capace di propagandare «uno stile di vita occidentale», incarnato nell’immagine stessa della bambola, priva di hijab (il cui concetto indica non solo il velo sui capelli, ma anche uno stile di abbigliamento particolarmente modesto) e spesso rappresentata in compagnia dell’altro sesso. Tanto che, per esempio, contro la Barbie della statunitense Mattel si sono schierati i settori più tradizionalisti dell’establishment iraniano già nel 1996, fino ad arrivare al punto del dicembre 2011, quando la polizia ne ha addirittura messo al bando la vendita. Evidentemente non funziona ovunque negli stessi modi, o con gli stessi tempi…

La barbie in Hijab

«Voglio ispirare le ragazze musulmane. È giusto che abbiano una bambola in cui possano rispecchiarsi e che rappresenti in tutto e per tutto il loro bagaglio culturale e religioso» ha detto a sostegno della sua provocatoria idea promozionale Haneefah Adam. Un prototipo, il suo, che – sarà bene chiarirlo – non si trova in commercio, ma che le ambizioni di «parità religiosa» della studentessa nigeriana hanno spinto a mettere in vetrina sul web. Dove si aggiungono – in maniera stridente – alla versione curvy – lanciata di recente dalla Mattel – alle tante eroine del politically correct che hanno animato nel tempo una nutrita galleria di personaggi che spazia dalla bambola alle prese con la chemio (senza la rituale chioma bionda e in dotazione ai reparti di oncologia pediatrica) a quella che, in anticipo sui tempi, ha previsto l’arrivo della bionda bambolina persino alla Casa Bianca, nelle succinte vesti di prima presidentessa Usa. Passando per la prima Barbie tatuata e per tutte le etnie del mondo, fino alle degenerazioni provocatorie di “artisti” che in Rete sono arrivati a sponsorizzare una Barbie vestita da Madonna con Ken nelle vesti di Buddha. Mancava solo la Barbie musulmana…