Brescia, la “casa dell’orrore” occupata dal centro sociale Magazzino 47

Trovata di sicuro effetto del centro sociale di Brescia Magazzino 47, che ha occupato per protesta la villetta dove nell’estate del 2005 vennero uccisi i coniugi Aldo e Luisa Donegani che furono poi fatti a pezzi e i loro resti disseminati per la Val Camonica. L’abitazione, una bifamiliare su due piani, è ormai disabitata da undici anni. Per il duplice omicidio è stato condannato il nipote di Aldo Donegani, Guglielmo Gatti. La protesta del centro sociale ha come obiettivo quello di dare una casa ad una famiglia con tre bambini ma di certo questo intento non giustifica l’occupazione di una proprietà privata, che resta un abuso. «Abbiamo scelto di occupare questa abitazione perché da un teatro di morte possa diventare in un teatro di vita». Così il leader del centro sociale di Brescia Umberto Gobbi ha spiegato la decisione di occupare l’abitazione di via Ugolini in città dove 11 anni fa sono stati uccisi i coniugi Aldo e Luisa Donegani, ammazzati dal nipote Guglielmo Gatti oggi in carcere. L’appartamento al primo piano di una villetta bifamiliare è disabitata dall’agosto del 2005 quando i coniugi Donegani sparirono, fatti a pezzi dal nipote. Nel 2013 l’appartamento andò all’asta, ma non si trovò un compratore perché, oltre all’eco dell’orrore, sembrava impossibile poter diventare proprietari dell’intera palazzina. Nel maggio 2007 Gatti, che si è sempre proclamato innocente, fu condannato all’ergastolo. Secondo l’accusa, Gatti fece a pezzi i due coniugi del garage della villetta. Gatti fu arrestato poco dopo Ferragosto del 2005, grazie a un testimone che lo aveva visto nei pressi dei luoghi dove poi furono trovati i resti dei suoi zii. La famiglia che entrerà nella casa, di origine ganeana, è da tempo in lista per l’assegnazione di alloggi popolari.