Bimbo kamikaze bacia il padre e va a farsi esplodere per l’Isis (VIDEO)

Abu Imara al Omri è nato undici anni fa in Siria. È un “cucciolo della jihad”, un “leoncino del Califfato”. O meglio: lo era, perché ora è morto. Il Califfo lo ha mandato “al martirio”. Lo ha impiegato nella conquista del villaggio di Ghazl, vicino ad Aleppo, e anche come strumento di propaganda. Alla guida di un grosso suv blindato e imbottito di esplosivo, Abu Imara s’è scagliato contro i soldati siriani e si è fatto saltare in aria. Dopo aver registrato un video di addio. Un video che risale al mese scorso, in cui lo si vede sorridente ispezionare il suo suv della morte, assieme a suo padre, che gli insegna come guidarlo e come innescare il detonatore al momento opportuno. E si vedono anche decine di cilindri di esplosivo. Poi Abu Imara spiega “il suo desiderio” di morire per la causa, per il futuro dell’Islam. E infine, lo si vede in un atto di sottomissione, mentre bacia la mano di suo padre, e da lui ottiene la benedizione.

Ecco perché l’Isis punta sui bambini kamikaze

Le ultime immagini mostrano il suv che parte verso il suo obiettivo, con Abu Imara alla guida, e poco dopo il bagliore dell’esplosione, in lontananza, mentre di lato sventola una bandiera nera del Daesh, l’Isis. Abu Imara al Omri non è il primo e purtroppo non sarà neanche l’ultimo bambino sacrificato in guerra dall’Isis. Ma ciò che sembra inquietare più che mai i ricercatori, è che apparentemente l’Isis non fa riscorso ai bambini e alle bambine perché è a corto di combattenti. Ciò che emerge «è il fatto che l’utilizzo di bambini è di gran lunga normalizzato», afferma uno studioso del fenomeno, Charlie Winter, parlando con la la Cnn. «Non vengono utilizzati solo per scioccare la gente nei video delle esecuzioni. Vengono utilizzati anche per il loro valore operativo. E purtroppo dobbiamo attenderci un aumento di questo, man mano che nei prossimi anni per l’Isis la situazione diventerà più precaria».