Ankara, autobomba contro i militari fa 23 morti. È la risposta dei curdi?

Non si ferma la violenza in Turchia. Una violenta esplosione ha provocato almeno 23 morti e una sessantina di feriti nella capitale Ankara: sarebbe stata da un’autobomba, fatta esplodere al passaggio di un mezzo, o di un convoglio, che trasportava dei militari. Lo ha confermato il governatore di Ankara, Mehmet Kiliclar. Lo scoppio è avvenuto a circa 300 metri dal Parlamento turco e dal quartier generale dell’esercito, nella zona centrale di Kizilay. «Stiamo indagando»: sono queste le prime parole del premier turco Ahmet Davutoglu dopo l’esplosione. Il premier ha immediatamente annullato il suo viaggio a Bruxelles previsto per giovedì. Un vertice sulla sicurezza è stato subito indetto nella residenza di Ankara del presidente Recep Tayyip Erdogan con il premier Ahmet Davutoglu e i vertici militari. L’autorità radiotelevisiva turca (Rtuk) ha imposto un divieto di trasmissione delle immagini dell’esplosione dell’autobomba avvenuta ad Ankara. Lo riportano media locali. Misure analoghe di censura sono prese spesso dalle autorità turche in occasione di attacchi terroristici.

La capitale Ankara scossa dall’ennesimo attentato terrorista

Per capire la matrice dell’attentato, molti analisti ricordano che sono almeno cinque giorni che i turchi bombardano i curdi. La Turchia infatti «non ha alcuna intenzione» di interrompere i suoi bombardamenti contro le postazioni curde nel nord della Siria, avviati sabato scorso come «legittima difesa» dai loro attacchi, aveva infatti detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ribadendo che Ankara considera le milizie curdo-siriane dell’Ypg come un gruppo terroristico legato al Pkk e non intende permettere la creazione di una roccaforte curda a ridosso del suo territorio. L’autobomba di Ankara è forse una risposta degli indipendentisti curdi?