Alfano “presta“ la statua del Bernini ad Agrigento: è “ostentazione di potere“

Il “Salvator Mundi“, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, “prestato” ad Agrigento continua a far discutere. Dopo le accese polemiche contro Angelino Alfano che aveva promesso ai suoi concittadini che il busto marmoreo – realizzato dallo scultore quando aveva ottant’anni – poteva essere ammirato a febbraio durante la Sagra del mandorlo in fiore, ora è arrivata un’interrogazione parlamentare. A presentarla sono stati i Cinquestelle che hanno definito l’operazione del ministro dell’Interno «autopromozione al limite dell’abuso».

“Salvator Mundi” ad Agrigento: le critiche ad Alfano

«Alfano – hanno detto i parlamentari cinquestelle in Commissione Cultura della Camera e del Senato – si è mosso con lo stile tipico di un ras locale». I cinquestelle hanno anche sottolineato che «Agrigento è città natale del ministro dell’Interno e sua tradizionale roccaforte elettorale. È vero che la scultura appartiene al patrimonio Fec, gestito dal Viminale ma, comunque, il Mibact deve dare il via libera con almeno quattro mesi di anticipo per lo spostamento dell’opera e del rispetto di tale tempistica chiediamo conto al ministero del Collegio Romano, dal quale vogliamo anche sapere quali siano stati i criteri di conservazione e fruizione pubblica adottati». I parlamentari M5S si sono chiesti inoltre quale sia il punto di contatto tra l’evento e l’opera. «La sensazione è – hanno osservato – he questa operazione rappresenti un atto di narcisismo e una ostentazione di potere del ministro».  La trasferta dell’opera è stata contestata nei giorni scorsi anche da Vittorio Sgarbi: «Il “Salvator Mundi” appartiene al Fec, quindi al ministero dell’Interno. Agrigento è la “casa” di Alfano, dove il leader di Ncd ha il collegio elettorale. Mi sembra chiaro che siamo davanti a un abuso d’ufficio. Un magistrato dovrebbe indagare».