Alemanno scettico su Bertolaso: «Rischia di non arrivare al ballottaggio»

«Salvini e la Meloni avevano sempre detto di voler fare le primarie, come mai hanno cambiato idea? Almeno a Roma si potevano sperimentare le primarie, sarebbe stato un gesto molto significativo. Invece il candidato è stato scelto a tavolino». Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed esponente di Azione nazionale, va all’attacco del candidato del centrodestra a Roma, Guido Bertolaso, sia nel merito che per il metodo utilizzato. «Almeno il Movimento Cinque Stelle nella sua logica antipolitica almeno si dà una parvenza democratica. Solo il centrodestra continua a pretendere di scegliere i candidati chiusi in una stanza con tre persone. Il rischio è quello di non andare nemmeno al ballottaggio. Bertolaso quando dice che è l’uomo del fare, dimentica che il mestiere del sindaco è diverso. Non opera per emergenze. Se diventasse sindaco Bertolaso avrebbe una crisi isterica al primo consiglio comunale», ha detto Alemanno a Radio Cusano Campus.

Critico anche Francesco Storace, anche su alcune frasi di Bertolaso, come quella sui Rom, su cui ha espresso una posizione molto diversa da quella della Lega. L’ex capo della Protezione Civile ha precisato che non utilizzerebbe le “ruspe” spesso invocate da Salvini ma “più diplomazia, più tatto, più cautela. Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata”. Storace non ha gradito neanche le ipotesi di tagli alla macchina comunale. «I dipendenti comunali sono troppi e i rom sono penalizzati, dice Bertolaso. Se il cosiddetto centrodestra vuole governare Roma licenziando chi lavora per la città e premiando i nomadi si capisce perché la triplice che lo candida può fare a meno di noi. Su come trattare i rom può chiedere consigli a Salvatore Buzzi, che era esperto sulla risoluzione dei problemi. Ma – dicono i giudici – commetteva reati. Pure lui innocente?”, dice il leader de La Destra e candidato sindaco di Roma, a margine di un incontro con una delegazione di dipendenti capitolini.