Affossò la lira, oggi si sta comprando la Ferrari: riecco Soros, l’amico di Prodi

Era il 16 settembre del 1992, un mercoledì nero, nerissimo per l’Italia, un giorno di terremoto sui mercati che aprì il primo varco verso l’archiviazione definitiva della nostra amata lira (che sarebbe avvenuta di lì a pochi annj) sull’onda della manovra di uno speculatore di origini ungheresi, George Soros, casualmente grande amico di Romano Prodi. Quel finanziere che operava nell’ombra, quel giorno di ventiquattro anni fa si arricchì speculando sulla nostra valuta che colava a picco mentre lui si muoveva nell’ombra da burattinaio della finanza. Entrando anche nelle strane manovre che in quegli anni, dopo un viaggio misterioso a bordo del panfilo Britannia, avviarono la stagione delle grandi svendite dei gioielli di Stato.

Soros e la speculazione sulla lira

L’azione di Soros nel 1992 – la vendita di lire allo scoperto comprando dollari – costrinse la Banca d’Italia a cedere sul mercato 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30%, ma ciò non evitò l’estromissione della lira dal sistema monetario europeo. Oggi questo signor Soros, che guida un fondo di investimenti finanziario a suo nome, è entrato nel capitale della Ferrari: ha acquistato infatti 850.000 azioni pari allo 0,45% della casa di Maranello. E di quei giorni di lacrime e sangue per gli italiani, l’amico ungherese a cui Prodi fece dare una laurea honoris causa dall’università di Bologna, non rimpiange nulla. Anzi, ne va orgoglioso: «L’attacco speculativo contro la lira – spiegò ai giornali qualche tempo fa Soros – fu una legittima operazione finanziaria. Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere. Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie». Speculatori, autodefinitisi tali. La nostra Ferrari ne aveva proprio bisogno?