Affittopoli: le sedi dei giovani Pd, Sel e Rifondazione pagate dai cittadini

C’è chi dice che lo scandalo di Affittopoli a Roma sia peggio di mafia capitale. Di sicuro c’è materia per la procura, che però sta ancora indagando e finora ha messo nel mirino alcuni dirigenti comunali. Oggi – si legge su “Libero” – si attende un primo resoconto sulla situazione del centro storico (571 immobili in corso di verifica), poi si passerà agli altri 14 municipi di Roma incrociando i dati di Comune, Agenzia delle Entrate, catasto.

Via agli sgomberi per chi è abusivo. Non sarà facile, però.Cause in vista

Alcuni inquilini hanno già annunciato di volere fare causa al Comune («non ci ha mai fatto avere un contratto»), altri minacciano di occupare a oltranza. Per Matteo Salvini, leader della Lega, «Roma è capitale dello spreco e delle infiltrazioni mafiose. Serve normalità». Per Fabio Rampelli, di Fdi, «la vicenda è irrisolta da 50 anni e ha due profili: contratti clientelali agli amici e contratti semi gratuiti ai partiti e ai loro affiliati. Aspettiamo un’inchiesta sul finanziamento dei partiti».

Alla fine paga sempre il contribuente romano, che subisce tassazione record

Criminalità organizzata, notai compiacenti, mercato nero delle locazioni, fuorilegge con licenza di cacciare o ammettere a seconda delle proprie convenienze. E tutto a carico del Comune, dunque del contribuente romano già super vessato dalle imposte. Chi ne esce peggio è il Partito democratico, non fosse altro perché ha guidato la Capitale più a lungo degli altri e non poteva non sapere cosa accadeva nel patrimonio immobiliare della città, anche se Fabrizio Barca nel suo rapporto sullo stato del partito a Roma ha omesso molti dettagli. Fa ridere leggere lo scaricabarile di ex sindaci e big del partito habitué di palazzo Sanatorio che oggi allargano le braccia: «Io non mi sono mai occupato di case. Chiedete altrove». Eppure la voragine è così grande che è impossibile non finirne dentro. Un conto sono gli appartamenti dati in affitto a canone agevolato, decenni fa, a persone che ne avevano più o meno diritto e a cui non è mai stato adeguato il canone, altro sono le sedi di partito «svendute» e su cui si è sempre chiuso un occhio.

Affittopoli: la sinistra fa pigliatutto

Il caso più éclatante è la storica sede di via dei Giubbonari, accanto a Campo de’ Fiori, pieno centro, punto di riferimento perla galassia ex Ds. Oltre al canone decisamente poco in linea con i prezzi di mercato (14.910,48 euro l’anno, che fanno 1.242,54 al mese), il circolo dei democratici vip è in profondo rosso con i pagamenti: moroso nei confronti del Comune per 170mila euro. E guai a chi pensa di mettere in vendita la sede: faranno le barricate. Situazione analoga per la Bottega dei Gordiani, al Prenestino. Ad una prima occhiata sembra un’associazione culturale e infatti lo sarebbe se dentro, in alcuni locali, il Nazareno non avesse piazzato il quartier generale locale del partito e la sede dei Giovani Democratici. Quanto pagano? Ufficialmente 1.074 euro. Per non parlare di tutti gli arretrati dovuti all’Ater, cioè alla Regione Lazio: uno scandalo di dimensioni gigantesche, andato avanti per decenni, per cui il Pd dovrebbe saldare 600mila euro di morosità, mentre la sinistra di Sel e Rifondazione circa 500mila. Come se non avessero versato mai neppure un euro, come a Trastevere, zona di pregio, dove l’alierà segretario di Rc ha ammesso di «occupare senza averne titolo» 31 metri quadrati in piazza Belli. Ma il Comune non ha mai perfezionato il contratto. Cioè i partiti scaricano sul Campidoglio la responsabilità dei mancati pagamenti.