Adozioni gay, Cesa dà uno schiaffo ad Alfano: restare al governo è follia

L’avvicinarsi del voto degli emendamenti alle unioni civili genera tensioni e nervosismo. Dopo che un sondaggio Ixè ha rivelato che il 73% degli italiani è contrario alle adozioni gay, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa ha alzato il livello dello scontro, minacciando di uscire dal governo nel caso in cui il ddl Cirinnà dovesse essere approvato così com’è grazie all’asse Pd-M5s. Una mossa molto diversa da quella di Alfano, che invece continua a tentennare e a rimandare la resa dei conti. Tra i centristi è una sorta di battaglia e con la sua dichiarazione Cesa si è messo in una posizione di maggior forza, dando una gomitata ad Alfano, incapace di uscire dall’angolo in cui è finito.

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Ma nello stesso Pd si è ben lontani dall’unanimità sulle adozioni gay, con i catto-dem pronti a dar battaglia alla stepchild adoption. In questo clima burrascoso è stato trovato un primo accordo su alcuni emendamenti che distinguono meglio le unioni dal matrimonio, espungendo anche dal testo alcuni errori clamorosi. Secondo un sondaggio Ixè se il 50% dice sì al riconoscimento dei diritti delle coppie gay, il 73% si oppone alle adozioni per loro. Cosa che ha dato forza a quanti in Parlamento sono contrari alle adozioni gay previste dall’articolo 5 del ddl Cirinnà, da Maurizio Gasparri a Sacconi. L’uscita di Cesa ha anche una lettura parallela: l’Udc vuole differenziarsi dall’Ncd per ragioni di posizionamento. Da un lato Cesa spinge più a un riavvicinamento al centrodestra, mentre Alfano è per la costruzione di un soggetto centrista autonomo. Senza contare che nel rimpasto è stato premiato Ncd ma non l’Udc. E infatti il ministro dell’Interno ha detto che «farà di tutto per arrivare a un accordo.