Addio sogni di crescita: l’Italia non si schioda dallo 0,6%. Nuovo Renzi-flop

Il Pil del 2015 è rimasto sotto le aspettative. Il governo, nel Def, aveva calcolato una crescita dello 0,9%, già di per sé ben al di sotto dell’1,9% previsto per l’Ue a 28. Invece, secondo i primi calcoli dell’Istat, i cui dati definitivi saranno disponibili a marzo, si è fermato allo 0,6%. Inferiore rispetto alle attese anche la crescita dell’ultimo trimestre, che si è fermata allo 0,1% mentre le stime dell’Istat di dicembre la davano a +0,2% con un intervallo di confidenza compreso tra 0 e 0,4%.

Il Pd parla di crescita, ma gli analisti lo gelano

Inoltre, dagli studi dell’Istat emerge che la domanda interna, fatta di consumi, investimenti e scorte, va giù, mentre a trainare quel poco di crescita che si registra è la domanda estera. Dunque, dai dati e dalle analisi risulta un quadro piuttosto fosco dell’economia italiana, ma il Pd sembra fingere di non accorgersene, parlando di «Italia che riparte». Un refrain propinato da numerosi esponenti del partito, con note ufficiali e tweet, che però non è servito a nascondere la realtà. Non solo le forze d’opposizione, ma anche e soprattutto le forze sociali, economiche e finanziarie del Paese sono concordi nel giudicare preoccupanti i dati diffusi dall’Istat e nel rilanciare l’allarme di una crisi che, nonostante i proclami del governo, non appare affatto superata. Di una «probabile revisione al ribasso» per il 2016 parla l’economista di Citigroup Giada Giani, annunciando che a questo punto la loro stima di crescita dell’1,3% andrà ridimensionata e portata intorno all’1». Anche Paolo Mameli di Intesa Sanpaolo ha parlato del «rischio» di dover rivedere al ribasso le stime, mentre l’economista di Unicredit Loredana Federico ha apertamente parlato del Pil 2015 come di un «dato deludente».

Il Pil è «l’ennesima batosta per Renzi»

«Previsioni Istat ennesima batosta per Renzi», ha commentato Maurizio Gasparri, per il quale se il governo «continua a distrarre risorse per finanziare operazioni folli come il trasporto di clandestini e non fa nulla per le famiglie o le imprese né risarcisce i risparmiatori truffati dalle banche che lui conosce bene andremo sempre peggio». Per il capogruppo azzurro al Senato, Paolo Romani, poi, «i numeri sono sotto gli occhi di tutti, sono molto più crudi e sconfessano le parole del premier», mentre Renato Brunetta, su Twitter, ha pronosticato la necessità di una «manovra shock» per l’anno in corso». E preoccupazione è stata espressa anche dal segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, per il quale «se non si fanno investimenti pubblici e privati, se non si restituisce potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati, la ripresa vera e strutturale resta una chiacchiera».