Addio a Gina Romeo, ausiliaria della Rsi. Fu torturata dai vincitori

Si sono svolte venerdì pomeriggio presso la chiesa romana dei Sette Santi Fondatori le esequie di Gina Romeo, scomparsa a 90 anni dopo una vita condotta coerentemente in difesa dei propri ideali. Gina, classe 1926, era infatti una delle ultime Ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana ancora viventi, e la ricordiamo sempre presente agli incontri organizzati dai combattenti della Repubblica nel Lazio. Una delle ultime volte che avemmo l’onore di incontrarla fu a una conferenza a Civitavecchia, alla quale venne con il suo amico e camerata Mario Merlino. Gina non esitava a intonare le canzoni della Rsi, in particolare “Canta Giovinezza” e aveva una gran bella voce, ma più di quella ciò che colpiva era l’entusiasmo e l’orgoglio con cui cantava quelle parole. Gina era ausiliaria nei Bersaglieri ciclisti e si portò sempre con valore. Fu tra le prime inquadrate del Saf, il Servizio ausiliario femminile, nel primo corso “avanguardia” di Noventa Vicentina assegnate dalla Gnr, quelle che si impegnarono a portare la camicia nera. Come ricorda Merlino, «poi il 25 aprile, la cattura ad un blocco partigiano, denudata rapata stuprata, impedita di tornare al paese d’origine. Roma, rifugio degli esuli in patria, la fame, la notte sotto i ponti. Mai un tentennamento, un moto d’incertezza, fiera e consapevole della scelta compiuta, l’incontro con il generale Arconovaldo Bonaccorsi, squadrista, liberatore di Malaga dai rossi durante la guerra civile di Spagna, agli ordini del duca d’Aosta, vicerè in Africa orientale, prigioniero in Kenya. Se la prende come segretaria nel suo studio. Confidava d’aver amato il generale più dello stesso Duce, gli incontri con il maresciallo Rodolfo Graziani e sua eccellenza Piero Pisenti, già ministro di Grazia e Giustizia nella Rsi, e sempre umile, fedele, convinta d’aver fatto semplicemente il proprio dovere». Ancora Merlino ci consegna un ricordo personale inestimabile di Gina Romeo: «2 giugno 2008, via dei Fori imperiali, su camionette sfilano i labari delle Associazioni d’arma. Ritta, lo sguardo sicuro e lontano, il basco del Saf buttato indietro, le maniche della camicia nera arrotolate sopra i gomiti. Come un vero soldato, un combattente, l’ausiliaria Gina Romeo regge l’asta con il vessillo color amaranto dei volontari di guerra. È la sua rivincita, il riscatto, la sfida, dopo quell’8 settembre del ’43 quando i più gettavano l’uniforme, il re e badoglio si davano alla fuga, i generali felloni s’imboscavano…». Il Servizio ausiliario femminile fu istituito nel 1944 al comando del generale di brigata Piera Gatteschi Fondelli. Le ausiliarie erano circa seimila, alcune decine pagarono con la vita e moltissime furono torturate, stuprate, dileggiate, rapate dai vincitori, che in moltissimi casi effettuarono ritorsioni contro le famiglie di queste giovani volontarie. Due di loro ebbero la Medaglia d’Oro alla memoria e altre 11 medaglie d’argento e di bronzo.