Accordo Putin-Obama sulla Siria: da sabato prossimo non si sparerà più

Stati Uniti e Russia si sono accordati su un piano per il cessate il fuoco in Siria a partire da sabato 27 febbraio. Gli Stati Uniti e la Russia si sono accordati – secondo quanto riferito da funzionari americani citati dai media – sui termini e sulle condizioni per la fine delle ostilità. La tregua esclude gli attacchi all’Isis e al Fronte al Nusra, l’affiliata locale di Al Qaida. Un annuncio ufficiale del cessate il fuoco è atteso nelle prossime ore, dopo un colloquio telefonico fra il presidente americano Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin. E non è l’unica buona notizia che giunge dalla Siria: gli ultimi 43 cristiani assiri ancora nelle mani dell’Isis dei 230 presi in ostaggio un anno fa nel nord-est della Siria sono stati rilasciati. Ne danno notizia fonti della chiesa assira citate dal sito christiantoday.com, con sede in Gran Bretagna. La notizia del rilascio è stata confermata dalla diocesi orientale della Siria della Chiesa assira. «Non rimane più alcun ostaggio – ha affermato in un comunicato l’Organizzazione per il soccorso per la Chiesa assira dell’Est – ed esprimiamo i nostri ringraziamenti senza riserve a tutti i sostenitori, istituzionali o individuali, che sono stati al fianco degli assiri della Siria in questi difficili 12 mesi». I 230 cristiani, tra i quali molti bambini e donne, erano stati catturati dai miliziani dello Stato islamico in una fulminea offensiva il 23 febbraio del 2015 nella Valle del Khabur, nella provincia nord-orientale siriana di Hassake. Per la loro liberazione erano stati chiesti ingenti riscatti, ma non è stato reso noto se e quanto denaro sia stato consegnato ai jihadisti. Tre degli ostaggi erano stati uccisi dall’Isis lo scorso ottobre e le immagini delle loro esecuzioni erano state diffuse dallo Stato islamico per ribadire la richiesta di pagamento dei riscatti. Secondo fonti informate, all’inizio la richiesta era di 23 milioni di dollari (centomila per ogni ostaggio), abbassata poi a 12-14 milioni di dollari.

Siria, Ankara accusata di nuovo dalla stampa turca

Infine, nuovi guai per Ankara, accusata da più parti di collaborare con i terroristi islamici: «Hanno gestito il confine con un emiro dell’Isis», è infatti il titolo con cui il quotidiano turco di opposizione laica Cumhuriyet lancia il suo ultimo scoop sulle presunte infiltrazioni dello Stato islamico alla frontiera turco-siriana, denunciando stavolta un diretto coinvolgimento di membri dell’esercito. Da quasi tre mesi il direttore Can Dundar e il caporedattore Erdem Gul sono in prigione per un’inchiesta di maggio su un presunto passaggio di camion di armi dalla Turchia alla Siria con l’aiuto dei servizi segreti di Ankara. Lo scoop si basa su alcune intercettazioni telefoniche risalenti al novembre 2014 ed emerse durante un’inchiesta della procura di Ankara – poi passata per competenza territoriale a quella di Gaziantep, alla frontiera con la Siria – in cui alcuni ufficiali dialogano amichevolmente con Mustafa Demir, un jihadista turco considerato il responsabile della gestione del confine per conto dello Stato islamico. Dalle conversazioni si evincono contatti frequenti che avrebbero permesso il passaggio di combattenti e anche di materiale esplosivo usato poi in attentati compiuti in Turchia. Tra i 27 indagati nell’inchiesta risulta anche Ilhami Bali, considerato la mente del doppio attacco suicida del 10 ottobre scorso a un corteo pacifista curdo alla stazione di Ankara, in cui morirono 102 persone.