12 giornate di squalifica al calciatore turco che spera nella pace coi curdi

12 giornate di squalifica. Evidentemente Deniz Naki l’ha fatta grossa. Ma, forse, all’attaccante turco dell’Amedspor se avesse picchiato a sangue l’arbitro, gliene avrebbero date di meno. Non solo:12 giornate di squalifica e 19.500 lire turche (poco più di 6 mila euro) di multa. La maxi sanzione, imposta dal Comitato disciplinare della Federazione calcistica turca a Deniz Naki, non riguarda però un fallo di gioco, una violenta scorrettezza in campo, un eccesso di foga o uno sfogo brutale. Niente di tutto questo. Le 12 giornate di squalifica sono stete comminate al calciatore perché  semplicemente stato ritenuto colpevole di “propaganda ideologica”.  Per aver detto in un’intervista di sperare in una soluzione pacifica del conflitto tra Ankara e il Pkk dopo aver visto la terribile situazione di Cizre, città curda del sud-est sotto coprifuoco totale dal 14 dicembre scorso. Perciò, 12 giornate di squalifica. Già in precedenza Deniz Naki, che è un calciatore turco-tedesco di 26 anni, esattamente nel 2014 aveva subito un’aggressione ad Ankara, dove giocava, per aver espresso solidarietà ai curdi che combattevano contro l’Isis a Kobane. Fatto accaduto a tanti in Turchia. Fatto che dovrebbe bastare – se proprio non si vuol credere a Vladimir Putin –  a giustificare più di qualche attenzione al regime “democratico” di Erdogan. Dalla scorsa estate il conflitto nel sud-est della Turchia è ripreso con livelli di violenza mai visti dagli anni 90, causando centinaia di morti, compresi civili, e decine di migliaia di sfollati. Dal punto di vista squisitamente sportivo c’è da rilevare che l’Amedspor, squadra della ‘capitale‘ curda Diyarbakir, ha minacciato di non giocare la partita di coppa di Turchia contro il Fenerbahce se non verrà revocata la decisione di escludere i suoi tifosi, accusati di aver cantato cori filo-curdi. Una settimana fa un centinaio di loro erano stati fermati dalla polizia e la sede del club perquisita. Prima di regalare ai turchi la nostra quota (320 milioni) dei tre miliardi promessi dalla splendida e indifferente Unione Europea, sarebbe meglio chiedere libertà e garanzie per i curdi. Che, tra l’altro, combattono davvero contro il Califfo sunnita.