10 anni fa l’addio a Guglielmo Letteri, apprezzato disegnatore di Tex Willer

Dieci anni fa se ne andava, discretamente così come era sempre vissuto, uno dei più grandi disegnatori di fumetti italiani, Guglielmo Letteri. Il nome dirà poco, ma Letteri è stato uno dei più prolifici disegnatori di Tex Willer, e quello che ha dato – dopo il creatore Aurelio Galleppini – al ranger immarcescibile una sua solida identità. Letteri ha disegnato Tex per oltre quarant’anni, migliaia e migliaia di tavole testimoniano il suo talento, cui si deve anche la caratterizzazione di personaggi famosi, come lo stregone El Morisco, oppure le donne, di solito rare nell’universo bonelliano: ma Letteri le seppe disegnare tutte belle, sensualissime e malvagie, così come seppe disegnare i mostri, gli animali, connotando il suo Tex di uno stile horror con trovate degne dei migliori effetti speciali del cinema. Nato e morto a Roma (la famiglia abitava ai Parioli), (1926-2006) nella sua città natale in realtà Letteri ci stette poco: il papà era ingegnere, e fu mandato negli anni Trenta in Albania, allora italiana, per lavoro. E il giovane Guglielmo trascorse così alcuni anni nella nostra ex colonia. La famiglia pensava dovesse fare ingegneria, ma lui dopo tre anni abbandonò la facoltà, preferendo suonare come chitarrista in un trio jazz, a Milano, insieme con due guru del jazz, Carletto Loffredo e Umberto Cesari, amici di Romano Mussolini, altro jazzista, coi quali formò il Jazz Crystal Trio. Suonò professionalmente dalla fine della guerra al 1947, esibendosi per le truppe americane in Europa e guadagnandosi anche una lusinghiera recensione sulla rivista Down Beat. Probabilmente sarebbe diventato un musicista famoso se non avesse cambiato idea e destinazione. Nel 1949 infatti partì per l’Argentina, dove incontrò Athos Cozzi, un grande disegnatore triestino che durante la guerra civile spagnola aveva illustrato i giornali falangisti e che poi era andato in Argentina, una delle nazioni-culla del fumetto mondiale. Qui iniziò a collaborare con le case editrici Abril e Columba, a fianco di maestri come Hugo Pratt – che rimase suo amico per tutta la vita – Alberto Ongaro, Sergio Tarquinio, Mario Faustinelli, tutti autori dell’Asso di Picche, e molti altri.

Guglielmo Letteri disegnava la notte ascoltando jazz

Dopo aver viaggiato ancora, nel 1958 si stabilisce a Londra, dove lavora per la casa Fleetway nella collana Love story library, casa editrice oggi non più esistente ma che era nel mercato dei fumetti dal 1890. Nel 1963 torna in Italia, a Milano, dove inizia la cruciale collaborazione con la Bonelli editore, diretta allora da Gian Luigi, collaborazione che non cesserà più. Il primo Tex firmato Letteri sarà quello intitolato Agguato fra le rocce, negli albi cosiddetti a strisce. Nel 1965 comparve quello che è il più famoso personaggio letterato, El Morisco, brujo di origine egiziana che vive a Pilares, in Messico. Nel 1991 succedono due cose importanti: Letteri illustra quella che fu l’ultima storia scritta da Gian Luigi Bonelli, Il medaglione spagnolo, e illustra quello che sarà il primo texone, il Maxi-Tex, intitolato Oklahoma, scritto da Giancarlo Berardi. Nel 1993 Letteri stabilisce un record ancora oggi imbattuto: realizza, insieme a Nolitta, che altri non è che Sergio Bonelli, l’episodio in assoluto più lungo di Tex, Il segreto del Morisco, ben 586 pagine. Letteri diventa il disegnatore di Tex, il suo tratto pulito ed essenziale, ma solido e rassicurante nello stesso tempo, fanno identificare Tex con il Tex di Letteri, ed era la prima volta che si prendeva in considerazione un altro Tex rispetto a quello di Galleppini, che aveva raccontato di essersi ispirato ad Humphrey Bogart. Tanto che, nel 1998, Moreno Burattini, Stefano Priarone e Antonio Vianovi a Letteri dedicano addirittura un libro, Guglielmo Letteri & Tex, oggi pressoché introvabile. Nel 2006, infine, dopo la sua morte, il 2 febbraio, esce postumo il decimo Maxi-Tex, nonché l’ultima storia di Letteri, Il veleno del cobra. Tre mesi fa è uscito, a cura di Moreno Burattini e Stefano Priarone, un altro volume dedicato all’artista romano, Tex secondo Letteri. Donne magia e polvere da sparo. Poco si conosce dell’uomo-Letteri: per certo si sa che era schivo, silenzioso, e di interviste ne avrà concesso al massimo un paio. Amico di Hugo Pratt e anche di Paolo Eleuteri Serpieri, Letteri rimase sempre affezionato alla sua passione, la chitarra, tanto che disegnava, ricorda la figlia, col sottofondo di jazz o bossanova. Sergio Bonelli da parte sua ha ricordato che Letteri era un perfezionista, severo con sé stesso, e si vede dai suoi lavori perfetti, che a volte faceva rabbrividire quando minacciava di bruciaste tutto perché non gli piaceva come era venuto. Letteri aveva un fratello, Giorgio, anche lui illustratore, ma poco conosciuto in Italia perché aveva lavorato più che altro nel Regno Unito. Ha avuto figli, Guglielmo Marco, avvocato, e Virginia, laureata in diritto, che vive in Portogallo, la quale raccontò che l’unica persona autorizzata a interessarsi del lavoro del padre era la madre, e nessun altro. In un’intervista, proprio la figlia ha raccontato in un’intervista al blog portoghese di Tex, quel poco che si sa di Letteri privato: perfezionista, low profile, riservatissimo, solitario, poco comunicativo. Ma geniale e sensibile. Questo suo talento eccezionale gli ha consentito di vivere come voleva disponendo liberamente del suo tempo: come ricorda Virginia, spesso disegnava la notte, con la sua amata musica a tenergli compagnia.