Venezuela, è crisi profonda: il presidente Maduro va allo scontro

Il governo del presidente Nicolas Maduro e il Parlamento venezuelano, ora in mano a una maggioranza antichavista, sembrano inevitabilmente avviati verso uno scontro frontale istituzionale, malgrado la pressante necessità di un qualche consenso politico per affrontare la grave situazione economica che vive il Paese. Le prime battute della nuova assemblea nazionale, eletta lo scorso 6 dicembre, sono state segnate da una retorica di fuoco e un duello di simboli fra le sue fazioni. È così che il presidente del Parlamento, Henry Ramos Allup, ha fatto ritirare i ritratti di Chavez dalla sede dell’organismo. Il governo ha risposto distribuendo le gigantografie in giro per Caracas e accusando l’opposizione di “tradimento alla patria”. Più concretamente, si è già aperto un fronte giudiziario fra i due poteri, dopo che Ramos Allup ha autorizzato il giuramento dei tre deputati dello stato di Amazonas la cui elezione era stata sospesa dal Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj), su richiesta del partito di governo, che ha denunciato sui media l’esistenza di brogli. Per gli antichavisti, la presenza dei tre deputati potrebbe risultare cruciale, giacché è grazie a loro che raggiungono una maggioranza di tre quarti dei seggi, con la quale possono bloccare iniziative dell’esecutivo, organizzare un referendum per revocare Maduro o perfino convocare un’Assemblea Costituente. Il governo ha subito denunciato il giuramento dei tre deputati, definendolo un “golpe parlamentare” in aperta ribellione contro una decisione del Tsj, e ha già presentato un ricorso presso l’alta corte, avvertendo che considera “nulla e senza alcun valore” ogni azione del Parlamento.

Gli indicatori economici del Venezuela sono sul rosso

Il problema, però, è che martedì prossimo Maduro deve presentare in Parlamento il “programma di emergenza” promesso dal suo governo, mentre tutti gli indicatori macroeconomici del Venezuela sono sul rosso: nel 2015 l’inflazione ha superato il 250%, con una contrazione del Pil di almeno 6%. Dopo la sconfitta nelle urne, Maduro ha annunciato l’ennesimo rimpasto del suo gabinetto, questa volta con una novità: il nuovo ministro dell’Economia è Luis Salas, un sociologo 39enne noto nel mondo accademico come capo del centro di economia politica dell’Università Bolivariana del Venezuela. Finora Salas ha usato un linguaggio conciliatorio verso l’opposizione, chiedendole di contribuire al piano di emergenza del governo, ma gli analisti restano scettici. Il giovane sociologo, infatti, è autore di numerosi saggi nei quali difende la tesi ufficiale del chavismo sulla crisi: l’inflazione e la scarsità dei prodotti sono causati dal sabotaggio degli imprenditori, appoggiati dall’opposizione che a sua volta risponde agli ordini dell'”imperialismo Usa”, vero responsabile della “guerra economica” Visto in questo contesto -e con altre questioni non meno spinose in ballo, come la liberazione dei dirigenti oppositori in carcere- la possibilità di un dialogo fra governo ed opposizione antichavista in Parlamento sembra essere tramontata prima ancora di essere iniziata. Ma i problemi reali dei venezuelani continuano ad esistere e ad aggravarsi.