Unioni civili, al sottosegretario gay non piace neanche il referendum

«L’idea di Alfano di mettere già nel conto un referendum, se dovesse passare il ddl Cirinnà così com’è, a parte ogni altra considerazione scatenerebbe un corto circuito dentro la stessa Consulta, che già per ben due volte, ha sollecitato il Parlamento a varare una legge sulle unioni civili. Ora, come potrebbe mai ammettere un referendum per abrogare una legge che la medesima Consulta invece chiede? Sarebbe un paradosso». A parte il palese conflitto di interessi tra un esponente del governo dichiaratamente omosessuale e un organo autonomo come la Consulta, la posizione del sottosegretario Ivan Scalfarotto, rilanciata in un’intervista a Repubblica, è quantomeno discutibile anche nel merito. Ma l’ex radicale Scalfarotto non era uno dei grandi sponsor dello strumento referendario? Di sicuro, adesso, ha cambiato idea. «Questa legge non è una mina per l’esecutivo. Alfano, correttamente, ha sempre ricordato che la Cirinnà non fa parte degli accordi di governo». Nel Pd, ribadisce Scalfarotto, “non ci saranno spaccature. Nel nostro partito c’è libertà di dissenso. E’ successo sul Jobs act, sulla scuola, sulle riforme costituzionali. E non abbiamo mai cacciato nessuno”. E sulla stepchild adoption rileva che “chi vuol stralciare questa norma pensando di punire una coppia omosessuale finisce solo col fare del male ai bambini”, del resto “abbiamo il ddl più prudente, moderato ed equilibrato del mondo intero”.

Alfano, il solito democristiano…

Non vado, anzi sì, mando i miei. Il ministro Angelino Alfano chiarisce il suo contraddittorio punto di vista così: «Il Family day si preannuncia una manifestazione molto partecipata, io non andrò in quanto ministro dell’Interno, perché non vorrei che le forze dell’ordine dovessero badare a me invece che controllare ciò che accade, ma ci saranno tantissimi esponenti del mio partito». Ed ecco che capre e cavoli sono in salvo.