Unioni e adozioni gay, l’assemblea dei senatori del Pd decide di non decidere

Alla fine dell’assemblea dei senatori del Pd l’unica cosa che si capisce è che si è la vera decisione presa è stata quella di non decidere. E solo questo spiega gli ostentati sorrisoni dei capi abbinati a toni finto-trionfalistici sulla ritrovata unità interna intorno al controverso ddl Cirinnà. «Questa volta la legge la portiamo a casa», annuncia sicuro il capogruppo Luigi Zanda.

Resta irrisolto il nodo delle adozioni gay

Il clima è quello dello scampato pericolo, esibito in dosi massicce proprio per rendere più autentico il tanaglio e quindi il parto della riacquistata concordia. Peccato per loro che basterà attendere i primi comunicati ufficiali dei dem laici e di quelli cattolici (quello firmato Fattorini, Di Giorgi e Lepri, declassa il voto in assemblea a mero «senso di responsabilità») è stato solo per capire che sul testo del riconoscimento delle unioni e delle adozioni gay la concordia, al momento, è solo posticcia. Certo, un voto c’è stato e pure unanime, ma riguarda solo il via libera all’impianto complessivo del ddl Cirinnà. Ma non è lì che si annida l’insidia. La differenza, infatti, la faranno gli emendamenti e la modalità di voto, palese o segreto. Nodi, questi, che saranno sciolti tra martedì e mercoledì della prossima settimana quando i vertici del gruppo daranno precise indicazioni ai senatori circa gli emendamenti il cui voto sarà lasciato alla libertà di coscienza. Solo allora si capirà se il punto cruciale del provvedimento, cioè quello che riconosce diritti alle unioni gay, arriverà al traguardo con la stepchild adoption (la possibilità di adozione di minori da parte di coppie omosessuali), oppure senza.

Sulle votazioni segrete decide Grasso

Il pallino dei voti segreti è in mano al presidente Piero Grasso, la cui decisione in merito resta ancora “coperta”. Comunque sia, che il contenzioso tra i laici e i cattolici del Pd sia tutt’altro che ricomposto lo confermano indirettamente anche altri segnali, a cominciare dall’ottimismo fatto trapelare da Palazzo Chigi circa la certezza che «la legge non sarà stravolta», il che vuol dire che subirà sicuramente modifiche, o la «tessitura certosina» messa in campo dal senatore Lumia, subito stroncata dal suo collega Collina che nell’articolo 3 ha individuato una possibile strada che porterebbe dritti all’adozione del figlio del partner. Insomma, per Renzi e per il Pd la strada dell’approvazione del ddl Cirinnà è ancora in salita.