Un sindaco attacca chi osa criticarlo: «Siete femminielli». E scoppia l’inferno

Le polemiche hanno travolto Raffaele Lettieri, il sindaco di Acerra (Napoli) che ha apostrofato i suoi oppositori virtuali di essere «femminielli». Il Meetup 5 Stelle locale lo ha accusato di «omofobia con la fascia tricolore» e l’Arcigay di Napoli ha condannato l’accaduto chiedendo un incontro con il primo cittadino. Lettueri ha invece rigettato le accuse sostenendo che l’affermazione fatta ‘non aveva «alcunché di sessuale», ma era rivolta ai «travestiti politici per demagogia».

Cosa ha scritto il sindaco sui «femminielli»

I femminielli sono figure tipiche della tradizione napoletana, i “travestiti”, un modo diverso di etichettare l’omosessualità. «Le dichiarazioni del sindaco di Acerra – ha sostenuto il presidente dell’Arcigay – se confermate, sono gravissime, ancora più gravi perché fatte da un uomo delle istituzioni durante le sue funzioni. Chiediamo un incontro immediato e a seguito valuteremo ogni altra iniziativa che possa restituire dignità e rispetto alle cittadine e ai cittadini di Acerra». La frase della discordia era stata pronunciata da Lettieri, al termine di una seduta della commissione Ambiente, durante la quale si stava discutendo degli sforamenti delle emissioni delle polveri sottili, e delle misure per contrastarle, molto criticate sui social network. «Facciamo le cose per il bene della città – aveva quindi affermato Lettieri rivolgendosi agli esponenti della commissione – prendendo anche decisioni impopolari, ma non dobbiamo avere paura di qualche femminiello che scrive su Facebook». Ora il sindaco ricorda che a novembre 2014 «qualcuno ha voluto strumentalizzare la bandiera della pace che sventolava sul Castello Baronale, accusandoci di averla confusa con la bandiera dell’orgoglio gay. Oggi – prosegue – si fa il contrario accusandoci di omofobia per delle parole dette non in pubblica assise. Non c’è alcun dubbio che non esiste e non deve mai essere fatta alcuna discriminazione di tipo sessuale. E’ nella nostra cultura lavorare per impedire ogni tipo di discriminazione. Su questo non si discute neanche. L’affermazione fatta non ha alcunché di sessuale, ma anzi, basandoci sull’antica esperienza della cultura popolare partenopea ci si riferiva a coloro i quali prima si travestono da politici per costruire consenso con la demagogia, poi si travestono da contestatori per altri tipi di dichiarazioni, poi tornano a travestirsi da politici che partecipano a riunioni. Da parte nostra nulla di discriminatorio, stiano tutti sereni».