Tronca fa la lezioncina renziana ai romani: “Non dovete pensare in negativo”

«A Roma chiedo un sussulto Servono legalità e civismo» di Giangiacomo Schiavi «Roma ce la può fare, ce la deve fare», dice il commissario Francesco Paolo Tronca a “Il Corriere della Sera”. La città deve reagire. Non può restare ferma, sfiancata dalle emergenze. «Serve un sussulto civico», aggiunge, un risveglio dal lungo incubo di questi anni, da una normalità dietro la quale prosperano, come ha scritto Sergio Rizzo, affarismi illegalità e corruzione, ai quali si devono aggiungere il caos del traffico, i rifiuti, l’assenteismo, la burocrazia, gli scioperi. L’ultimo appena annunciato: il 27 gennaio per il salario accessorio dei dipendenti comunali. Se ne può davvero uscire? «Se ne deve uscire. La vera sfida è vincere la rassegnazione, ridare fiducia istituzionale ai cittadini, ritrovare un senso di appartenenza. In questo inizio d’anno, con il Giubileo in corso, bisogna voltare pagina e rompere la spirale delle negatività».

“Basta negatività”: è il leit motiv renziano adottato anche da Tronca

L’accoglienza all’inizio non è stata delle migliori. «Ho vissuto giorni non facili. I valori in cui credo sono stati talvolta distorti o strumentalizzati da logiche che non mi appartengono. In Campidoglio ho trovato problemi e criticità incancrenite, stratificate, consolidate…». L’hanno paragonata a un marziano, a un alieno, estraneo alle questioni di Roma. «Io non sono un marziano, voglio stare con i piedi per terra, sui marciapiedi possibilmente puliti. Quest’anno la raccolta rifiuti nel periodo natalizio ha avuto un incremento del 20 per cento rispetto all’anno precedente. Il personale dell’Ama ha mostrato grande disponibilità. È un primo risultato».

Tronca: “Il mio binario è quello della legalità e della solidarietà. E di un orgoglio da ritrovare”

Quali segnali può dare in pochi mesi un commissario straordinario? «Il mio binario è quello della legalità e della solidarietà. E di un orgoglio da ritrovare. Poi trasparenza, inclusione, ascolto, dialogo, negoziazione. Ma soprattutto fiducia, la convinzione che si possono fare le cose». Il suo decisionismo ha suscitato critiche e polemiche all’interno della macchina comunale. «A tutti chiedo lealtà e collaborazione, sapendo che sono io il primo che deve dare l’esempio. Ho usato il grimaldello per scardinare assi inchiodate. Ma non scambiamo la fermezza per autoritarismo. Per uscire da una tempesta bisogna tenere la barra a dritta».