Tremano i mercati. Borse ancora giù trascinate dalla febbre cinese

Le Borse mondiali continuano a tremare. Con la Cina che torna a cedere sui mercati internazionali, mettendo a nudo timori e debolezze. In un mondo interconnesso qual è quello globale si rincorrono speculazioni, tensioni e nuovi timori. Cresce la paura che saltino delicati equilibri geopolitici dopo il test nucleare della Corea del Nord e il riacutizzarsi dei rapporti  tra Iran e Arabia Saudita. Su quest’ultimo fronte incidono il crollo del prezzo del petrolio ai minimi dal 2004, sotto i 35 dollari, e il rischio di una guerra dei prezzi, a seguito dello sconto praticato dai sauditi nei confronti dei paesi europei, Italia compresa, in previsione del rientro sui mercati dell’Iran. L’accordo sottoscritto da Obama con Damasco nei giorni scorsi ha alimentato sospetti e messo in agitazione il mondo arabo, al di là degli antichi e mai sopiti dissapori e conflitti tra sciiti e sunniti. Come se non bastasse, l’insieme di tali fattori potrebbe provocare una ripresa inflazionistica in Europa. Insomma, la situazione è complicata. Il termometro borsistico lo dimostra. In avvio di seduta le Borse europee  sono tutte in forte calo: dopo i primi scambi la peggiore è Francoforte che cede il 3%, seguita da Parigi e Madrid in calo del 2,5%, con Londra e Milano che perdono il 2,2%. Pesa la nuova tempesta cinese e il prezzo del petrolio, con Eni che in Piazza Affari cede il 3,5%. Deboli anche diverse banche (Mediolanum sospesa, Mps -3,7%), Fca segna un calo del 3,4%. Ancora lontani (alle 14.30) i dati macroeconomici Usa, che comprendono le richieste di disoccupazione. Va peggio in Oriente. L’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha riferito giovedì che le contrattazioni a Shanghai e Shenzen sono state sospese per la giornata, dopo che le azioni sono crollate di più del 7%. E’ la seconda volta questa settimana che le contrattazioni nelle borse cinesi vengono sospese per eccesso di ribasso. La nuova svalutazione della banca centrale cinese dello yuan (-0,5%) ha mandato al tappeto i mercati azionari del paese che, dopo solo una mezz’ora di contrattazione questa notte, sono stati sospesi quando cedevano oltre il 7% e quindi chiusi per l’intera giornata. Una mossa che ha provocato le critiche di molti analisti e investitori secondo i quali le autorità di Pechino avrebbero perso il controllo della situazione. Una moneta più debole, lo yuan è sceso dello 0,6% a 6,5925 mentre quello quotato a Hong Kong è leggermente risalito, può infatti aiutare le esportazioni ma fa crescere i rischi per le società indebitate in dollari e aumenta i timori che lo stato dell’economia del paese sia peggiore del previsto. La Cina non ha bisogno di una “svalutazione competitiva” della moneta per stimolare l’esportazione e stabilizzare la crescita. Afferma la banca centrale cinese in un editoriale pubblicato sul sito in risposta al crollo dei mercati causato anche dal suo nuovo taglio del cambio. “Sebbene la crescita dell’export si è rallentata nel 2015 – scrive – la quota del paese sulle esportazioni mondiali è cresciuta ancora”. Non ci sono motivi per un nuovo deprezzamento dello yuan che resta una valuta forte, scrive. “Alcune forze – spiega l’istituto centrale – stanno provando a trarre profitto dalla speculazione”. “Di fronte a queste forze speculative – spiega la Pboc – la banca centrale ha le capacità di mantenere lo yuan basicamente stabile e a un livello ragionevole di equilibrio” anche per via delle condizioni dell’economia. Dichiarazioni che, a quanto pare, non rasserenano i mercati.