Torna a casa il pentito Brusca. Per il Dap “è solo un permesso premio”

Solo un permesso premio, l’ennesimo, ma nessuna scarcerazione per Giovanni Brusca. Da fonti del dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria si apprende che nel carcere di Rebibbia, dove è detenuto l’ex capomafia, poi diventato collaboratore di giustizia, non sarebbe stato notificato alcun ordine di scarcerazione dell’ex boss di San Giuseppe Iato. Brusca è accusato di decine di omicidi tra cui quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. La precisazione segue la pubblicazione, su un sito siciliano, della notizia del ritorno in libertà dell’ex padrino di Cosa Nostra che, più di una volta, ha goduto dei permessi concessi dalla legge ai collaboratori di giustizia.

Brusca: dalla strage di Capaci al bimbo sciolto nell’acido

Giovanni Brusca, già capo del mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, catturato il 20 maggio 1996, è stato organizzatore ed esecutore materiale della strage di Capaci, nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Tra gli altri delitti, Brusca è stato anche condannato per il rapimento e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido. Sono numerosi i permessi premio di cui Brusca ha goduto in questi anni in forza del suo “status” di collaboratore di giustizia, negli ultimi anni un’inchiesta della Procura di Palermo aveva sospeso il trattamento di premio. Che, a giudicare dalle ultime notizie, è ripreso regolarmente. Per ora di certo c’è che nessun assegno di mantenimento viene concesso a Brusca. Nel novembre scorso il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dell’ex boss di Cosa nostra che aveva chiesto l’annullamento della delibera con la quale la Commissione Centrale per la definizione e l’applicazione delle speciali misure di protezione ha dichiarato il non luogo a provvedere in merito alla richiesta di pagamento degli assegni di mantenimento dall’inizio della collaborazione, cioè dal luglio 1996. L’ex boss mafioso è stato condannato a una pena complessiva di 30 anni, quindi verrà scarcerato definitivamente entro tre anni.