Taranto, il Pd caccia dalla conferenza stampa un giornalista scomodo

Cacciato dalla conferenza stampa del Pd a Taranto. Lui è Luigi Abbate, giornalista scomodo, considerato un rompiscatole, che non è nuovo a scaramucce con la sinistra. Dopo essere stato allontanato dall’incontro sulla legge di stabilità e i provvedimenti per Taranto, il cronista ha chiamato il 113 facendo intervenire sul posto la polizia.

Il Pd caccia il giornalista scomodo

Abbate conduce, autofinanziandosi, la trasmissione Polifemo-L’occhio di Abbate, in onda il venerdì su Viva la Puglia Channel (canale 93 del digitale terrestre). A vietare di partecipare alla conferenza stampa, sia al cronista che ad alcuni attivisti dei 5Stelle, è stato il deputato Michele Pelillo, che anche in un’altra iniziativa pubblica del Partito democratico si era rifiutato di rispondere alle domande insistenti di Abbate.

Abbate si rivolge all’Ordine

Il giornalista ha annunciato che si rivolgerà all’Ordine dei giornalisti e agirà nelle sede giudiziarie competenti. «L’onorevole Pelillo si è rivolto a me – ha raccontato Abbate ai colleghi – con le seguenti espressioni “non sei un giornalista, sei fazioso, vai fuori di qui”. Abbate è divenuto “famoso”per le domande sull’eccesso di tumori a Taranto che rivolse all’ex presidente dell’Ilva Emilio Riva quando gli fu strappato il microfono dalle mani durante una conferenza stampa da Girolamo Archinà, il responsabile delle relazioni istituzionali del Siderurgico, coinvolto nell’ambito dell’inchiesta della magistratura tarantina “Ambiente svenduto”. Una scena che fu commentata con una risata durante una telefonata, intercettata dagli inquirenti, tra l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e lo stesso Archinà. In una nota il coordinatore regionale di Forza Italia, Luigi Vitali, stigmatizza e definisce «inqualificabile il comportamento dell’onorevole Pelillo, che ha allontanato il giornalista Luigi Abbate senza alcuna ragione, se non quella di essere professionista serio e libero da ogni condizionamentonell’esercizio del suo lavoro. A lui va la nostra solidarietà e al Pd l’invito a cambiare nome, perché di democratico hanno davvero molto poco».