Tappeti rossi per Rouhani. Per Renzi contano gli affari, non i diritti umani

Una accoglienza con tutti gli onori. E’ quella preparata per la visita di Hassan Rouhani, che arriva a Roma, prima tappa del tour europeo del presidente iraniano, dopo la fine delle sanzioni. Al suo seguito 120 persone, tra ministri, imprenditori e dirigenti di aziende pubbliche. In  programma ci sono una serie notevole di incontri d’affari e di accordi da firmare. La rimozione delle sanzioni e l’accordo sul nucleare hanno consentito di riprendere le fila dello storico rapporto privilegiato dell’Italia in veste di principale fornitore europeo dell’Iran. Nel 2011 l’interscambio commerciale tra i due Paesi toccava i 7 miliardi di euro, con le esportazioni pari a 2 miliardi. Con le sanzioni quel valore è sceso a 1,5 miliardi. Ora tutto dovrebbe riprendere. Il volume degli affari che interessa alcune aziende italiane come Saipem, Danieli, Condotte, Gavio, Fincantieri, Ferrovie dello Stato dovrebbe aggirarsi intorno ai 17 miliardi. Con la Saipem a fare la parte del leone. Ma anche l‘Eni giocherà un ruolo importante.  E’ l’azienda italiana che ha mantenuto i rapporti con Teheran anche durante il periodo delle sanzioni. E da quelle parti Enrico Mattei viene ancora ricordato come l’uomo coraggioso che seppe sfidare il dominio delle Sette Sorelle. Rouhani sarà ricevuto anche in Vaticano da Papa Francesco. Il Pontefice, come si sa, confida nel ruolo iraniano per risolvere la crisi siriana e iraqena e nella lotta all’Isis. Insomma, tappeti rossi per il leader di Teheran. Gli affari sono affari. Quanto alle questioni aperte che riguardano il rispetto dei diritti umani e i rapporti con Israele sembra che non importi nulla a nessuno. Tutto passa in second’ordine. Eppure, fa osservare Maurizio Gasparri (Fi), “nonostante i recenti accordi, l’Iran non ha abbandonato i suoi atteggiamenti ostili e distruttivi nei confronti di Israele”. Secondo il vicepresidente del Senato “la sinistra ha una grande ipocrisia. Rifiutava la realpolitik quando si parlava delle Libia di Gheddafi e si mette in ginocchio di fronte al leader di un Paese di massacri, di pene di morte, di assoluta inaffidabilità” “Vorrei sapere -aggiunge – dove sono tutti quelli che protestavano contro la tenda di Gheddafi a Villa Pamphili”.