Sindaci, i più amati? Di centrodestra. I grillini fanno flop, bastonato il Pd

Sono due sindaci di centrodestra a guidare la classifica dei primi cittadini più amati, realizzata da Ipr per Il Sole 24 ore. Si tratta di Paolo Perrone di Lecce e Luigi Brugnaro di Venezia. Il centrosinistra si colloca solo al terzo posto con Matteo Ricci di Pesaro. Da registrare, poi, il flop del M5s, per la prima volta misurato nella capacità di governo.

Premiati «dinamismo e politica del fare»

Secondo l’analisi del Sole, i primi cittadini che sono stati premiati sono quelli che hanno messo in campo «dinamismo e politica del fare». Di Perrone, una lunga esperienza amministrativa iniziata ai tempi di Adriana Poli Bortone sindaco, si sottolineano i risultati conseguiti nell’accreditare Lecce, sempre di più, come un «marchio culturale» e «una delle destinazioni principali nel circuito del turismo nazionale e internazionale». Il suo indice di gradimento è passato dal 60,5% del 2015 al 62,5% del 2016. Brugnaro, poi, che all’inizio di questo suo primo mandato è stato aspramente criticato dalla sinistra per la decisione di opporsi alla diffusione dell’ideologia gender nelle scuole di Venezia, in questi sette mesi di governo ha consolidato il consenso dei suoi concittadini grazie «alla determinazione mostrata nei primissimi tempi del mandato con proposte e progetti di rottura». Una determinazione che gli è valsa un +8,8% rispetto al risultato delle elezioni.

Contano le percentuali, non solo il piazzamento in classifica

Scorrendo ulteriormente la classifica, poi, si incontra il primo big del centrosinistra: Piero Fassino, sindaco di Torino. È al quarto posto ex equo con l’esponente delle civiche Paolo Calcinaro, che governa Fermo. Solo che il dato non è positivo come sembra: rispetto all’indice di gradimento del 2015, Fassino perde quasi un punto, passando da 60,5% a 59,7%. Peggiore la situazione di Dario Nardella, il renziano di ferro che ha preso il posto del premier alla guida di Firenze: è nella postazione immediatamente successiva a quella di Fassino, ma è passato dal 65% del 2015 al 59,5% del 2016, perdendo il 5,5%. Un tracollo. Ha invece sostanzialmente mantenuto gli stessi livelli di consenso dell’anno scorso Massimo Bitonci di Padova, ex equo con Nardella al 59,5%, ma sceso appena dello 0,5%.

I big del Pd bastonati

La perdita di consensi, spesso anche consistente, si registra per la maggior parte dei nomi più noti del centrosinistra ed è un dato che ha un suo peso specifico anche al di là del piazzamento in classifica. Il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori, per esempio, è nella parte alta della classifica, alla 16esima posizione, ma perde 4,5 punti rispetto all’anno precedente (58,5% contro il 63%). Enzo Bianco a Catania, poi, si piazza al 63esimo posto e perde 2,5 punti, passando dal 54,5% del 2015 al 52% del 2016. Due punti in meno per Luigi De Magistris, alla 76esima posizione, con il 50,5% a fronte del 52,5% precedente. E di debacle si può parlare per Leoluca Orlando, che porta Palermo alla 77esima posizione e perde 5 punti passando dal 55% al 50%. Gli unici a registrare una crescita consistente sono Virginio Merola di Bologna, che guadagna 5 punti rispetto al 2015 (dal 44,5% al 49,5%), anche se resta in 85esima posizione, e Giuliano Pisapia, che in un anno fa un balzo di 7,3 punti (da 51% a 58,3%) evidentemente planando sull’onda lunga dell’Expo. Crescono o restano sostanzialmente invariati, invece, i gradimenti dei sindaci di centrodestra.

I sindaci Cinquestelle bocciati al primo banco di prova

Ma l’altro dato su cui vale la pena soffermarsi in questa classifica è quello che riguarda i sindaci a Cinquestelle. «Pare sia bastato un anno, al massimo due – scrive Il Sole – per vedere già le rughe su quel manifesto del cambiamento predicato a Roma e altrove. Sia Filippo Nogarin da Livorno che Federico Picciotto da Ragusa si trovano verso il fondo della classifica, con consensi più persi che guadagnati». Nello specifico, il consenso di Nogarin, al 77esimo posto, resta invariato rispetto al 2015 (50%), ma cala di 3,1 punti rispetto al voto, avvenuto nel 2014. E se il calo di Federico Pizzarotti di Parma (ora al 54,3%), che si piazza al 49esimo posto, è del 5,9% rispetto al giorno delle elezioni, la performance più disastrosa appare quella di Picciotto a Ragusa: -6% in un anno (dal 55 al 49%) e addirittura -20,3 dal giorno delle elezioni.