Simpatizzante dell’Isis lavorava nel traforo del Monte Bianco: licenziato

Prima di essere licenziato in tronco, un simpatizzante jihadista si è nascosto negli ultimi mesi tra le fila dei dipendenti del tunnel del Monte Bianco, una delle più importanti vie di comunicazione tra l’Italia e la Francia. È quanto hanno scoperto i servizi anti-terrorismo d’oltralpe che durante le perquisizioni scattate dopo gli ultimi attentati di Parigi si sono imbattuti quasi casualmente in un
“insospettabile” impiegato dell’Atmb, società che gestisce il traforo sul versante francese. Il materiale e i documenti nascosti nei cassetti della sua abitazione, a pochi chilometri dal confine italiano, hanno fatto suonare al massimo livello l’allarme dell’intelligence francese che considera il soggetto “in via di radicalizzazione”, con un pericoloso rischio di influenze e di frequentazioni jihadiste.
Immediato è stato il suo allontanamento dall’azienda, che non ha voluto commentare la notizia diffusa dai media francesi. La richiesta di esonero è giunta dalla prefettura dell’alta Savoia, benché l’uomo al momento non sia stato colpito da alcuna misura cautelare.  Il sospettato aveva comunque accesso a molti dati sensibili dell’infrastruttura costituita da un tunnel lungo 11,7 chilometri, sorvegliato da 120 telecamere, dove ogni anno transitano oltre 1,8 milioni di veicoli. Il funzionamento dell’impianto è garantito da un Gruppo europeo di interesse economico (Geie) italo-francese dove lavorano dipendenti dei due paesi, assunti dalle rispettive società concessionarie. La Questura e la Procura di Aosta hanno oggi riferito di non essere state informate dell’operazione antiterrorismo che ha coinvolto l’Atmb. Già nelle ore immediatamente successive alla strage del 13 novembre il tunnel del Monte Bianco è stato oggetto di speciali misure di sicurezza e di controllo che nelle ultime settimane si sono ulteriormente rafforzate prevedendo anche l’impiego dell’esercito al fianco delle forze di polizia.