Scrisse: «Cialtroni di destra, Mensurati fascista». Cancellata l’assoluzione

Ribaltata la sentenza, aveva ragione Stefano Mensurati. Partecipare al forum via mail tra ascoltatori di una trasmissione come Radio anch’io, rubrica di approfondimento del Gr1 Rai, non esime dal dovere di esprimersi senza travalicare in «indiscriminate e arbitrarie aggressioni verbali» rivolte alla redazione e al conduttore. Questi attacchi gratuiti non possono essere tollerati sostenendo che la trasmissione ha l’obiettivo di consentire la libera circolazione di tutte le opinioni. Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato l’assoluzione di Leopoldo A., ascoltatore senza “limiti”, dall’accusa di diffamazione. I supremi giudici – con la sentenza 2333 – hanno condiviso il ricorso del Pg della Corte di Appello di Roma, e dello stesso Stefano Mensurati, ex conduttore di Radio anch’io, contro il proscioglimento dell’ascoltatore che aveva inviato una mail all’indirizzo della redazione, durante la conduzione di Mensurati in due puntate del maggio e giugno 2007, scrivendo che era «una redazione di cialtroni di destra e del suo conduttore vero fascista… del resto cosa ti puoi aspettare da una redazione di servi? sono abituati a parlare a c…». Nella seconda mail aveva qualificato Mensurati come «un qualunquista, nostalgico dei tempi mussoliniani e bisognoso di un capo».

Il ricorso di Mensurati e gli epiteti

Il giudice di pace di Roma, con sentenza del 26 febbraio 2014, aveva assolto Leopoldo A. «perché il fatto non costituisce reato», affermando che l’ascoltatore aveva correttamente esercitato «il diritto di critica collegato alle modalità di svolgimento della trasmissione radiofonica, in linea, peraltro, con lo strumento messo a disposizione dalla emittente per raccogliere le opinioni dei propri radioascoltatori» e tenendo conto che era un momento di particolare tensione politica. Ad avviso del Pg, invece, si trattava di «frasi di attacco personale e non di dissenso con il taglio giornalistico della trasmissione condotta dal Mensurati, espressioni che prescindono del tutto da un dissenso seppure aspro». Sulla stessa linea anche il ricorso del giornalista: quelle mail erano un attacco al suo metodo di lavoro e alla sua professionalità. Le obiezioni hanno trovato d’accordo la Cassazione: «La circostanza che si stesse attraversando una fase politica molto conflittuale, e che Leopoldo A. intendesse esprimere il proprio dissenso nei confronti di un conduttore comunemente ritenuto di destra, non esclude affatto l’oggettiva offensività delle frasi e degli epiteti utilizzati», affermano i supremi giudici nel loro verdetto