La scomparsa di Martina Mussolini, pronipote del Duce. Sabato i funerali

È scomparsa prematuramente a Sinalunga, in provincia di Siena, Martina Mussolini, pronipote di Benito Mussolini. La signora Martina era infatti la figlia di Guido, e il nonno era Vittorio, secondogenito del Duce. Era nata a Forlì nel 1969. l rito funebre sarà officiato in Sinalunga sabato 23 gennaio alle ore 10,30 nella Chiesa di San Martino. Le ceneri saranno successivamente traslate nella Cripta Mussolini in Predappio. Madre esemplare, professionista appassionata, cancelliere dell’Ordine dell’Aquila romana, Martina Mussolini ha sempre lavorato affinché fossero valorizzate le opere sociali del fascismo, scrivendo anche un libro, uscito nel 2015, dal titolo Fascismo: Stato sociale o dittatura?, ricerca durata sei anni sulla Carta del Lavoro e sulle leggi fasciste a tutela dei lavoratori. La prima parte del libro va dal 1914 al 1924 e racconta della trasformazione dell’Italia liberale, tra i moti dell’Internazionale socialista e la Grande Guerra, proseguendo con le lotte tra socialisti e fascisti, l’abbattimento del liberalismo e le premesse all’associazionismo fra lavoratori con il sindacalismo al centro dell’idea di Stato. La seconda parte ci porta poi nel 1926-27, anni in cui nasce proprio la Carta del Lavoro. Seguono gli anni dal ’30 al ’34, con la maturazione dal sindacalismo al corporativismo.

Martina Mussolini ha scritto una lettera aperta a Maduro

 

Martina Mussolini, che ha trascorso la sua infanzia in Venezuela, ha scritto recentemente una lettera aperta al presidente venezuelano Nicolàs Maduro, dittatore di sinistra successore di Chavez, che ha impoverito il suo Paese e perseguitato i giovani che dimostravano contro il suo regime. Eccone alcuni passi: «Mi chiamo Martina Mussolini e mio nonno, Vittorio, era il figlio di Benito Mussolini, uno dei fondatori del sistema fascista che, ultimamente, lei usa a sproposito. Le scrivo dall’Italia dove risiedo da oltre vent’anni, le scrivo poiché nonostante io non sia nata in Venezuela, ho avuto la fortuna di trascorrere in quel meraviglioso paese la mia adolescenza e in questo momento difficile il mio cuore e i miei sentimenti sono con i miei fratelli venezuelani. Ho dovuto lasciare il paese perché già allora non c’era nessun futuro per me e mi dispiace dover dire ogni volta ai miei figli che non li porterò nei luoghi della mia giovinezza poiché è uno stato troppo pericoloso, dove non c’è rispetto per la vita e coloro che dovrebbero garantire la giustizia, spesso, sono i primi a violarla. Il grande statista che è stato il mio bisnonno, Benito Mussolini, ha lottato, amato e sofferto per il suo popolo e al momento della sua morte, quando è stato appeso per i piedi a piazzale Loreto, dalle sue tasche non è caduta nemmeno una lira! Lei addita come fascisti degli studenti che manifestano perché nel loro paese non c’è sicurezza, mancano gli articoli di prima necessità, scarseggiano i medicinali e le possibilità di vivere una vita dignitosa sono inesistenti, dovuto alla corruzione, alla svalutazione della moneta e all’inflazione che hanno preso il sopravvento. Un paese censurato, senza libertà di espressione dove gli oppositori sono incarcerati ingiustamente. (…) Ringrazio Dio quando sento gli oppositori chiamare “fratelli” i Chavisti, quando vedo bambini porgere fiori ai poliziotti schierati contro di loro e i tanti messaggi di solidarietà della gente comune in tutto il mondo, mentre le organizzazione internazionali rimangono in un vergognoso silenzio».