Schuetzen, intollerabile provocazione: «Sindaci, boicottate il Tricolore»

C’è chi dice no al 7 gennaio come giornata dedicata al Tricolore. A protestare infatti contro la celebrazione del vessillo nazionale, esposto per la prima volta (con i colori disposti orizzontalmente) a Reggio Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana in quello stesso giorno del 1797, sono gli Schuetzen altoatesini che in messaggio inviato ai sindaci della provincia autonoma di Bolzano hanno scritto che «issare la bandiera italiana sui pennoni dei municipi ha un senso in tutta Italia ma non certo in Sudtirolo». Un’iniziativa strampalata, questa firmata dal comandante degli Schuetzen Hermann Thaler, il cui scopo consiste nell’aperto boicottaggio del contenuto di una circolare con cui il Commissario del governo ha invitato i primi cittadini dell’Alto Adige a rendere omaggio alla bandiera italiana esponendo il Tricolore dai pennoni municipali.

Gli Schuetzen invitano al boicottaggio del 7 Gennaio

Gli Schuetzen della provincia di Bolzano non sono nuovi a provocazioni antitaliane, culminate a volte in vere e proprie azioni terroristiche. Il corpo fu rifondato alla fine degli anni ’50 da reduci della Wehrmacht e delle SS, ambienti in cui fatalmente il risentimento antitaliano diventò fatalmente terreno di coltura per i terroristi degli anni a venire. Negli anni ’60, infatti, gli Schuetzen si muovevano sul territorio come un esercito nemico. La situazione degenerò con gli attentati dinamitardi del 1962. Un escalation che costrinse il ministro degli interni a vietare loro di indossare uniformi in quanto membri di una associazione “paramilitare”. Cinque anni dopo, il 26 maggio 1968 il corpo fu riavviato sotto la guida di Bruno Hosp con la fondazione di molte nuove compagnie, oggi particolarmente attive fra i giovani di madrelingua tedesca e ladina.

La popolazione di lingua tedesca è la più protetta al mondo

In realtà, la popolazione di lingua tedesca dell’Alto-Adige è la minoranza linguistica più protetta al mondo. Anzi, se c’è una critica da muovere all’accordo italo austriaco stipulato nel 1946, più noto come patto De Gasperi-Gruber, è proprio quella di aver disegnato una tutela così ampia da trasformarsi in un’arma puntata contro i cittadini di lingua italiana. E la sortita degli Schuetzen è lì a ricordarlo.