Schengen è salva (per ora). Ma il partito della chiusura delle frontiere non molla

Dibattito a  360 gradi sulla possibilità di sospendere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione entro i paesi dell’Ue. In queste ore ad Amsterdam i ministri europei discutono sull’ipotesi del blocco o della sospensione a tempo delle frontiere (che per ora viene scartata), ritenuta fino a qualche mese fa impronunciabile. Quando il centrodestra azzardò un ragionamento simile per arginare l’Europa colabrodo venne accusato dall’opinione pubblica europea di razzismo nel nome dell’accoglienza indiscriminata. È soprattutto la Germania a spingere in questa direzione anche se l’ultima parola spetta alla Commissione europea. Il governo tedesco ha approfittato del vertice per tirare nuovamente le orecchie alla Grecia. «Noi eserciteremo pressione sulla Grecia affinché faccia i suoi compiti – ha detto il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere – vedremo a che risultati si arriverà nelle prossime settimane. Vogliamo mantenere Schengen. Vogliamo soluzioni comuni europee, ma il tempo stringe». Atene si difende chiedendo di smettere con  «questo ingiusto gioco di accuse» che le vengono rivolte e invocando la piena attuazione delle misure europee. Dal suo canto il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha messo in guardia dall’abbandono di Schengen: «Dobbiamo fare del nostro meglio per mantenere e salvaguardare la più grande conquista dell’integrazione europea. Questo è quanto i cittadini europei vogliono da noi».

 Schengen, Alfano: rafforzare i controlli

«Abbiamo una posizione molto chiara su Schengen, bisogna rafforzare i controlli alla frontiera esterna dell’Ue. Facendo questo salveremo il diritto alla libera circolazione all’interno, che non sarà solo libera ma anche sicura», queste le parole del nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano annunciando che i lavori si sono conclusi con il salvataggio del trattato anche se le pressioni nazionali sono ancora forti. «Vedremo – ha aggiunto Alfano – cosa l’Europa è capace di fare di fronte al bivio decisivo, se andare avanti o stare indietro. Se restiamo fermi non abbiamo alcuna chance di garantire il consolidamento del progetto di integrazione europea». Per la sua posizione geografia di ponte nel Mediterraneo, l’Italia sarebbe la più penalizzata da un eventuale blocco di Schengen e rischierebbe l’invasione via mare degli immigrati. Quanto alla Grecia il ministro Alfano ha messo in guardia dalla tentazione di isolare Atene. «Siamo dell’idea che l’Europa debba restare ad assetto stabile e che non ci possano essere pezzetti di Europa dentro e pezzetti di Europa fuori perché sarebbe l’inizio dello sgretolamento».

La Francia: no alle frontiere colabrodo

Stop all’Europa colabrodo: in una lettera inviata ai colleghi europei in vista del consiglio informale ad Amsterdam, il ministro francese dell’Interno Bernard Cazeneuve ha lanciato un appello per il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Ue. Tra le misure invocate da Parigi – scrive Le Figaro – la «registrazione sistematica» delle impronte digitali di tutti coloro che passano per gli hotspot. Ed è allarme sui passaporti in bianco sottratti dall’Isis in Siria, Iraq e Libia. «Se vogliamo evitare che Schengen si sciolga bisogna agire molto velocemente e con mano ferma», ha detto il ministro francese lanciando la proposta di creare una task force per individuare i passaporti iracheni e siriani falsi. Sulla stessa linea dura anche l’Austria. «Non si possono accogliere troppi profughi e poi lasciare che diventino dei senzatetto. Servono dei limiti», ha detto il ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner, «sono convinta che chiunque voglia accogliere dei profughi ed integrarli deve prevedere un tetto massimo: le nostre risorse sono limitate in termini di possibilità di alloggio, previdenza sociale e sistema scolastico». Di fronte all’escalation dell’immigrazione incontrollata, con innegabile ritardo, l’Europa pare svegliarsi mentre cresce il rischio delle soluzioni “fai da te”. Molti paesi hanno già adottato la chiusura delle frontiere su scala nazionale.