Sarri e Mancini: se si fossero dati del “fascista!” non sarebbe accaduto nulla

Sarri e Mancini. La disfida impazza. Eppure sarebbe bastato poco. Altro che “finocchio” o “frocio“. Bastava che si dessero reciprocamente del “fascista!” e tutto sarebbe rimasto li. Sul campo. Al San Paolo di Napoli. Tutto sarebbe evaporato immediatamente. Come una bolla di sapone. E invece, no. Volendo strafare l’uno ed essendo di tutt’altra parrocchia l’altro, Mancini e Sarri sono andati oltre. L’hanno fatta grossa. Toccando l’intoccabile. Sillabando l’insillababile. Perchè puoi dire di tutto in campo e fuori. Puoi elencare l’intero dizionario del turpiloquio da “bastardo” a “pezzo di m…“, puoi sindacare sulle virtù di mogli, di madri e di figlie, puoi sbeffeggiare persino la religione e, in qualche caso anche l’etnia. Ma, mai al mondo puoi dare del “frocio” a qualcuno. Né “frocio”, né “finocchio”, né la variante moderna “gay”. Perché è l’odierna lesa Maestà. Perchè si è subito all’indice: “sottocultura“, “abominio“, “pancia e non cervello“, “ignoranza allo stato puro“. Insomma, è scorretto politicamente. Oppure è out, come dicono quelli che sanno. Perchè non si fa nè si può fare. Non si dice nè si può dire. Perchè non c’è potere che si arrischierebbe a fare diversamente. In Occidente. Ecco perchè il battibecco tra Sarri e Mancini ha travalicato. È divenuto argomento di discussione infinita. Eppure, ribadiamo, sarebbe stato così semplice. Sarebbe bastato che Sarri dicesse a Mancini: “Sei un fascista di merda!“. E che Mancini replicasse a Sarri: “Fascista sarai tu e la tua famiglia! Ripetilo se hai coraggio…“. Sorrisi, pacche sulle spalle, abbracci e tutti a casa. Soddisfatti. L’uno, Mancini di aver superato il turno di Coppa Italia con la sua Inter. L’altro, Sarri di avere sfogato tutta la sua rabbia per la performance non proprio all’altezza del suo Napoli. Sarebbe bastato davvero poco, a pensarci. L’insulto più in voga e più facile. Quello che non si nega a nessuno: “fascista!”. Felici e contenti.