“Santoro non deve tornare in Rai”: non lo dice Berlusconi ma il Pd

È bastato che Carlo Freccero lanciasse il suo progetto di riportare Grillo in Rai in prima serata – assieme ad altri “magnifici 3”, per rispettive quattro serate –  per scoperchiare il calderone delle polemiche e soprattutto dei risentimenti personali, mai sopiti nel Pd. Infatti l’eventuale ritorno di Grillo in tv è solo una parte del problema. Il problema più grosso per il Pd – che la vicenda Freccero ha innesccato – è infatti Michele Santoro. Sempre lui. Quasi per un riflesso condizionato, la vicenda Freccero-Grillo ha rievocato il fantasma dell’anchorman, verso il quale il Pd nutre un sentimento di amore-odio ormai annoso.

La Rai e Santoro, una telenovela

Una minoranza del partito sogna da sempre il ritorno nell’azienda di viale Mazzini di Michele Santoro, giornalista considerato amico e recuperabile alla causa della sinistra, in virtù del suo odio viscerale per Berlusconi ai tempi del cosiddetto “editto bulgaro”e in virtù dei suoi trascorsi da parlamentare europeo eletto ai tempi di Romano Prodi nelle liste dell’Ulivo. Ma non basta a renderlo gradito a tutto il Pd, una parte del quale non lo vuole vedere neanche in cartolina in Rai. A decretarne l’ostracismo sarebbe, per questa altra anima del Pd la famosa ospitata di Berlusconi per le politiche del 2013, quando nonostante la coppia Santoro-Travaglio, il Cav spopolò in trasmissione ed accrebbe i consensi grazie ai quali arrivò a “pareggiare” quella tornata elettorale, come tutti ricordano. Imperdonabile.

L’editto bulgaro di Renzi

Ci sono poi gli (s)gradimenti del premier Renzi che ha dichiarato guerra a Rai Tre e ai talk-show della rete, troppo critici del suo operato. Per Renzi e i renziani che vogliono imbavagliare l’informazione Rai, uno come Santoro è come il fumo negli occhi.  Qualche mese fa fu proprio Il Fatto Quotidiano a ricostruire il rapporto a dir poco conflittuale tra il Pd e la parte di Rai non asservita e antigovernativa. La “voce” del Pd a viale Mazzini,  Michele Anzaldi, deputato ultrarenziano, componente della commissione di Vigilanza della Rai di cui è anche segretario, si è intestato da tempo  questa “guerra” tra Palazzo Chigi e la Rai: «Il  Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata come nemmeno ai tempi di Berlusconi», aveva dichiarato. L’editto bulgaro questa volta è il Pd a decretarlo. Figurarsi come attenda  trepidamente un cane sciolto come Santoro chi  intende i Tg come il giardino di casa sua. Ecco perché appare maliziosa e ambigua- forse volutamente ambigua – la dichiarazione di Anzaldi stesso a commento della vicenda Freccero-Grillo: «Freccero vuole riportare in Rai Grillo, leader del partito che lo ha nominato in Cda. Peccato non abbia pensato a Santoro, Minoli o altri». Una provocazione all’interno del lacerato Pd?