Ora Renzi teme i 2 milioni del Family Day. Ma più di lui è Alfano a tremare…

È difficile stabilire sin da ora quante e quali conseguenze avrà l’oceanica adunata del Family day sullo scenario politico. Certo, l’esperienza insegna che non v’è indizio più ingannevole di un grande spazio gremito. «Piazze vuote e urne piene» era non a caso la divertita risposta democristiana a chi, da destra e da sinistra, cercava nella mobilitazione popolare il gancio con cui arpionare la Balena Bianca per disancorarla dai fondali del potere. Tutto vero, ma quella che riempito il Circo Massimo contro il ddl Cirinnà dà l’idea di un’inversione di tendenza rispetto a quel tempo.

Il “Family day” mette a nudo la miopia politica di Renzi

Potrebbe accorgersene soprattutto Matteo Renzi, sbarcato nelle stesse ore a Ventotene a parlare di unione europea per non restare sommerso a Roma dalle critiche alle “sue” unioni civili. Avrà comunque senz’altro saputo dello striscione («#renziciricorderemo») che è stato tra i primi ad essere srotolato dai manifestanti del Family day. Chissà, ma è comunque un fatto che il premier ha da oggi un altro fronte incandescente che si aggiunge agli altri già aperti: dal referendum d’autunno alla trattativa con la Merkel, al possibile impegno militare in Libia, alla crisi delle banche senza dimenticare le elezioni di giugno in città come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Finora Renzi ha navigato a vista inseguendo maggioranze oscillanti da Verdini a Sel passando per Berlusconi e fuoriusciti grillini. L’ha sempre spuntata, un po’ per la sua abilità manovriera e molto per la mancanza di alternative alla sua leadership. Ma i nodi stanno per venire al pettine e il banco di prova più ravvicinato è proprio il ddl Cirinnà. Renzi non ha molto spazio: se modifica il testo, perde l’appoggio del M5S e quindi la maggioranza al Senato; se non lo fa, si aliena le simpatie di una parte non piccola del mondo cattolico esponendosi alla ritorsione della ancor corposa pattuglia di parlamentari di matrice popolare nel Pd. Il premier potrebbe pagare caro l’aver sottovalutato la reazione della parte profonda del Paese (e non solo dei vescovi) al ddl Cirinnà.

E Alfano teme la radicalizzazione dello scontro sul ddl Cirinnà

Ma il premier non è solo. Con lui rischia di finire “vittima” del Family day anche Angelino Alfano: il suo “vorrei tanto ma non posso”, mediaticamente gonfiato dall’incontro al Viminale con Massimo Gandolfini, uno degli artefici della manifestazione contro il ddl Cirinnà, e dalla presenza di sua moglie al Circo Massimo è indizio della consapevolezza del leader del Ncd che il funambolismo suo e di quel che resta del suo partito difficilmente potrà uscire indenne dalla radicalizzazione che fatalmente la piazza imporrà al Parlamento in materia di nozze e adozioni gay. Il Family day, insomma, non sembra trascorso invano. Ora, per Renzi e il suo governo comincia l’incubo del day after.