Renzi come un fiume in piena. Si sente imperatore ma lo scettro vacilla

Sembra un fiume in piena Matteo Renzi. Dopo aver incassato la riforma del Senato grazie al soccorso della pattuglia di Verdini, gigioneggia da par suo. E, more solito, tira fuori l’ormai sfruttatissimo armamentario del nuovo che avanza, dell’Italia che è tornata, delle riforme che marciano a passo spedito lasciando indietro e con le pive nel sacco gufi e rottamati di ogni razza. L’Europa ci guarda e controlla se i  nostri conti possano andare finalmente a posto? Nessun problema. Per Renzi è la solita Europa che “non sta lavorando per le future generazioni e deve cambiare passo”. Il monito del premier compare sul Guardian, autorevole giornale progressista britannico. Juncker? “Ha usato espressioni sbagliate nel merito e nel metodo, ma quello che mi interessa è che non sbagli le politiche”. Ma siccome non sono “permaloso” (sic!), spiega il Bullo di Firenze: “pace, non sono qui a fare il portavoce di un litigio”. E poi, ancora su Banche, Scuola, Immigrazione. Ce n’è per tutti i gusti. Le turbolenze che stanno attraversando il mondo creditizio segnalano “un bisogno di consolidamento” del sistema che per lui significa ridurre il numero delle banche, accorpandole e annullando quelle popolari e cooperative? Tranquilli. “Il sistema è solido e forte grazie ai risparmi straordinariamente alti depositati dagli italiani”. Ma, se sono così solide come dice perché bisogna consolidarle? Chissà forse il premier stava pensando in cuor suo a Banca Etruria e  a Monte dei Paschi, istituti sui quali il governo continua ad avere qualche problema. Quanto alle Scuole, di qui a due, tre anni sarà finalmente bandita ogni forma di “supplentite”, sempre che – udite, udite! – “ogni singola scuola si organizzi nella gestione dell’organico e i presidi utilizzino in pieno l’autonomia”. Con quali strumenti e mezzi finanziari, però,  non è dato sapere. Infine, l’immigrazione. Sul punto Renzi supera se stesso. Se ora nella Ue è avvertita la comune esiìgenza di mettere mano alle regole di Dublino, che impongono ai rifugiati di chiedere asilo nei Paesi europei di primo approdo, è perché l’Italia ha alzato la voce a Bruxelles. Stucchevole. Tutti sappiamo cosa è accaduto in Germania, in Ungheria, in Slovenia, in Paesi dove non si è indugiato a chiudere le frontiere e ad alzare muri per bloccare l’invasione, oppure ultimamente in Austria, dove il governo ha deciso di porre un tetto all’ingresso dei rifugiati richiedenti asilo. Non ci vuole molto a capire che proprio questi fatti concreti hanno spinto la Commissione europea a mettere in discussione le regole attuali. Altro che Renzi.  Ammettiamolo, non basta essere ambiziosi, scaltri, cinici, per dirsi statisti. Nè soccorre la maestria con cui si raccontano frottole e si dispensano bugie. Prima o poi i nodi vengono al pettine.