«Reggio è rossa, piazza vietata alla destra»: il Pd si toglie la divisa da scout

Fa molta tristezza l’appropriazione ideologica di una piazza, così come accaduto a Reggio Emilia, dove il sindaco del Pd si è scagliato contro un pacifica e democratica manifestazione politica: un gesto sotto tutti i punti di vista inqualificabile per due motivi di fondo. La libertà di espressione, così come l’epilogo del caso Storace dimostra, è la base della democratica convivenza. E vedere che proprio i difensori dei diritti di tutti, gay compresi, oggi vogliano togliere quei diritti ad una parte politica avversa, è la plastica rappresentazione del Partito democratico. Un contenitore di facciata, dove sotto tweet e slide si cela la vera essenza dell’attuale guida del Paese: il nulla.

La piazza sottratta a quella manifestazione è l’occasione per guardare in faccia l’ipocrisia di certa sinistra, che non è mai riuscita ad evolversi realmente: la libertà, come insegnano illustri filosofi, è un qualcosa che intimamente si possiede solo se la si riesce a concedere anche all’interlocutore di turno. L’ipocrisia di quella parte politica in Italia si è trascinata negli anni in mille e più forme controverse, come il silenzio decennale sulle foibe dimostra, rotto da una legge che porta il mio nome. Ma la questione non è solo politica, bensì a questo punto squisitamente culturale. Il gap di cultura che una parte politica dimostra non può essere colmato da atteggiamenti da scout o da gestioni allegre di dossier delicatissimi che investono l’Italia (Isis, welfare, migrazione selvaggia). Piuttosto occorrono visioni, strategie e rispetto: per tutti. Quello che è mancato a Reggio Emilia, dove una manifestazione pacifica ha subito insulti e angherie.

La piazza è l’incontro ideale di carni e menti, dove pulsa il cuore di un Paese, perché racchiude il nucleo originario di una forza centrifuga millenaria, dove si tocca intimamente la membrana di una Nazione. Nella piazza si anima il dibattito, nascono le grandi intuizioni, le svolte, le adunate oceaniche perché la piazza è viva. A Reggio Emilia la stupidità politica ha tentato di “ucciderla”.

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