Pugno duro della Danimarca sui profughi: i loro beni saranno sequestrati

Per porre una barriera al flusso epocale di migranti alcuni Paesi europei si organizzano, altri, come noi, no; alcuni cercano ricette per non scaraventare il peso della spesa sui loro connazionali, altri, come l’Italia no. Tra i primi c’è la Danimarca che in futuro concederà accoglienza a chi è in fuga da guerre e persecuzioni in cambio del sequestro dei loro beni di valore: una sorta di “prelievo fiscale” per coprire le spese di soggiorno. La proposta ha dapprima  sollevato critiche dentro e fuori dal piccolo Paese scandinavo, ma subito dopo il governo conservatore ha trovato un accordo con l’opposizione socialdemocratica per farlo passare agevolmente in parlamento. Tutti d’accordo, dunque, che una soluzione va pur cercata. «Il governo, i socialdemocratici, il Partito del popolo danese, l’Alleanza liberale e il Partito popolare conservatore hanno raggiunto un accordo – si legge nella breve nota riportata da Ndtv – per modificare il disegno di legge sugli oggetti di valore». Le modifiche concesse all’opposizione “addolciscono” il progetto originario di modifica della legge sull’immigrazione, risalente al 1951, presentato dal premier Lokke Rasmussen poco prima di Natale: ai richiedenti asilo potranno essere “confiscati” solo beni dei profughi che valgano più di 10.000 corone danesi (circa 1.350 euro) e non, come prevedeva il progetto di legge di partenza, tutti i preziosi con l’esenzione delle fedi matrimoniali e di altri oggetti di valore strettamente affettivo.

Profughi, il prelievo fiscale mette d’accordo tutti

Anche sui contanti cambiano le entità: l’accordo prevede che si possano portare fino a 10.000 corone rispetto alle 3.000 (circa 400 euro) dalla proposta originaria. Il premier conservatore ha spiegato il proprio operato come forma di difesa del welfare danese, la cui generosità, ha detto, spesso gli stranieri e i profughi non colgono: «E’ in questo contesto che si deve capire che noi in Danimarca diciamo: prima che tu possa godere di quei benefici, che se hai ricchezze, devi sostenerti da solo. Un principio che non fa una grinza ma che le solite opposizioni dell’ ultrasinistra buonista vogliono presentare come il prezzo pagato dalla politica danese al partito di destra, il Partito del popolo danese (Dansk Folkeparti), grazie al cui sostegno esterno si regge il governo del conservatore Partito liberale (Venstre) e del premier Lars Lokke Rasmussen. A parlare non sono i pregiudizi ma i fatti: bisogna considerare che la Danimarca, stretta fra Germania e Svezia, i due paesi che finora hanno accolto un numero importante di migranti e profughi, costituisce un passaggio obbligato. Il flusso è stato incessante e negli ultimi mesi lil Paese ha dovuto assumere posizioni piuttosto nette nei confronti di un flusso imponente ed esorbitante per le capacità di un Paese che ha a cuore prima di tutto il welfare dei suoi abitanti.