Proietti sberleffa Marino, «quel sindaco che voleva togliere S.P.Q.R.»

Gigi Proietti contro Ignazio Marino. L’ex sindaco di Roma passerà alla storia non solo per le multe non pagate, per le sue trasferte all’estero mentre Roma affondava negli scandali (compresi i funerali in pompa magna al boss dei Casamonica), per essersi imbucato in un viaggio con il Papa, ma anche per essere “quel sindaco” che coltivava l’ambizione di voler cambiare l’acronimo S.P.Q.R (Senatus Populusque Romanus) e la lupa, sostituendoli con un banalissimo RoMe&You. Un logo, quest’ultimo, che era costato all’amministrazione capitolina ventimila euro e che all’epoca  fece scalpore nel mondo politico e, soprattutto, tra i romani. Ora quella vicenda tanto assurda quanto ridicola è finita anche in un libro.

Proietti e il Decamerino

A raccontarla con ironia pungente, tra altri mille aneddoti romani, è Gigi Proietti. L’artista, che si sperimenta in un nuovo gioco autobiografico, con Decamerino. Novelle dietro le quinte edito da Rizzoli scherza su una vita tra i camerini, tra prove, trucchi, ansie da palcoscenico e tanti teatri da calcare. Sullo sfondo c’è la sua Roma, bella e così lasciata andare da far male al “core”. Tra le righe c’è l’attacco a Marino. Proietti, che ha presentato il libro a fianco di Walter Veltroni, ex sindaco Pd di Roma, racconta tra i vari fatti di cronaca «la decisione di quel sindaco che voleva cancellare la lupa e S.P.Q.R. a simbolo della città e sostituirli con RoMe&You». Già quest’estate sulla situazione romana  aveva detto al Messaggero: «Certo che, passando da qualche parte, se butto gli occhi sul basamento di una statua o su un antico muro e ci leggo, in rilievo sul marmo bianco, S.P.Q.R., mi vengono in mente la dignità dei romani di una volta, compresi mi padre e mi madre, il senso civico dell’Urbe, l’orgoglio del civis romanus sum…».

I protagonisti del libro

Nel Decamerino non ci sono Calandrino o Chichibìo ma i protagonisti sono le persone che hanno condiviso tutto ciò che è accaduto o non è accaduto dietro le quinte di ogni spettacolo, tra una battuta di scena e l’altra: «Sono racconti dal camerino dell’attore – ha spiegato Proietti – un luogo più della mente che fisico, dove si fanno progetti, si parla, si canta, ci si concentra, si gioisce, si è tristi. È una fetta di vita fatta di frasi e di stati d’animo». Il fil rouge, che mette insieme i pensieri arruffati, i sentimenti, gli odori e le piccole ossessioni dietro il sipario, è la storia, raccontata dallo stesso Proietti, di un gruppo di barboni che decidono di mettere in scena una sacra rappresentazione a Roma, in occasione del Giubileo. E “Giubbileo”, con due “b”, è il protagonista della “città invisibile”, quella degli homeless, in cui si inseriscono le battute, i battibecchi fra sarte e attori, i sonetti satirici in romanesco e alcuni pezzi di cronaca. Una città che Gigi Proietti definisce «la sintesi di tutto, delle zozzerie, dei monumenti, delle sincerità», e che è l’unico scenario possibile di questo libro-spettacolo.