Privacy, il garante sbugiarda il Fisco: «Rimborsi in ritardo? Colpa vostra»

L’attribuzione di una qualche responsabilità in capo al Garante della Privacy, rispetto a eventuali ritardi nell’erogazione dei rimborsi fiscali ai contribuenti per l’anno 2015, sarebbe «non solo assolutamente priva di fondamento ma anche ingenerosa», visto che l’Autorità «ha sempre dimostrato una fattiva e tempestiva collaborazione con l’Agenzia» delle Entrate.
E’ una replica a brutto muso quella che l’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, meglio conosciuta come Autority per la Privacy, lascia partire attraverso le agenzie di stampa contro l’Agenzia delle Entrate e il suo direttore, Rossella Orlandi nominata dal governo Renzi.
Convocata in audizione alla Camera per spiegare, fra l’altro, come mai si preannunciavano pesanti ritardi per l’erogazione dei rimborsi ai contribuenti, l’Orlandi aveva puntato il dito proprio contro il Garante della Privacy accusandolo di aver dato ai contribuenti un mese di tempo – dal 1 al 28 febbraio – per inibire il trattamento dei propri dati sanitari per il 730 precompilato.
Ma il Garante per la Privacy, l’ex-Pd Antonello Soro, non ci sta a finire sulla graticola. E in una nota contesta, smentendole dati alla mano, le affermazioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate rilasciate nel corso dell’audizione alla Camera: «L’Agenzia e il Mef hanno inviato solo in data 20 luglio 2015, per il previsto parere, il provvedimento attuativo relativo all’utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini dell’elaborazione della precompilata», rivela Soro spiegando anche di aver espresso il relativo parere 10 giorni dopo.
«In quella circostanza e nei sei mesi successivi – ricorda il Garante mettendo in imbarazzo l’Agenzia delle Entrate – «l’Agenzia non ha sollevato alcuna criticità con particolare riferimento alla tempistica per l’esercizio del suddetto diritto di opposizione». Insomma figuraccia colossale tanto per la direttrice nominata da Renzi quanto per lo stesso premier.