Papà Boschi già indagato 6 anni fa. Poi fu prosciolto, indovinate da chi?

La saga dei Boschi in Etruria è ricca di vicende interessanti e di particolari intriganti. Scavando nel passato del patriarca, Pier Luigi Boschi, ci si può imbattere in qualcosa di curioso. Per esempio in un vecchio procedimento giudiziario che finì in archivio senza mai salire all’onore delle cronache nazionali. Se ne parla nel nuovo numero di Panorama. La vicenda giudiziaria ricostruita dal settimanale risale a sei anni fa. Risulta che papà Boschi fu allora indagato ad Arezzo per i reati di turbativa d’asta ed estorsione. Ma venne per due volte prosciolto. Indovinate su richiesta di chi? Del magistrato Roberto Rossi, poi divenuto procuratore della città toscana, nonché lo stesso magistrato che oggi indaga sul dissesto della Banca Etruria (la posizione di Perluigi Boschi, nella sua qualità di vicepresidente, è al vaglio della Procura). Particolare interessante, Roberto Rossi è stato consulente del governo Renzi.

Il magistrato e la “pasdaran” renziana

Vale la pena ricordare che il caso del magistrato Roberto Rossi è approdato il mese scorso al Csm su iniziativa  dal membro laico in quota Forza Italia Pierantonio Zanettin. Rossi è stato ascoltato dalla prima commissione del Csm, cha ha poi deliberato l’archiviazione del caso. Il consigliere Zanettin ha però sottolineato che Rossi lavora “alle dirette dipendenze della dottoressa Antonella Manzione (molto vicina al premier Matteo Renzi n.d.r.), capo del dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio”. Guardacaso, la Manzione era il capo dei vigili urbani di Firenze al tempo di Renzii  sindaco e fu nominata dal futuro premier anche direttore generale di Palazzo Vecchio. Una vera macchina da guerra, nonché fedelissima  pasdaran renziana.

Papà Boschi, la tenuta di Firenze e 250mila euro in contanti

Ma veniamo alla vicenda ricostruita da Panorama. Il caso, che fino al 2014 ha coinvolto altri otto indagati, riguardava la compravendita, nel 2007, di una grande tenuta agricola posseduta dall’Università di Firenze. Malgrado il proscioglimento, restano senza risposta due domande, relative a 250 mila euro in contanti che un successivo acquirente di parte della tenuta affermò di avere personalmente consegnato a Boschi. Da una parte non si sa dove siano effettivamente finiti quei soldi, ma non si sa nemmeno perché la Procura di Arezzo non abbia mai indagato per calunnia chi affermava fossero stati versati. Nella saga di Boschi, come in tutte le saghe che si rispettino, ci si imbatte nel mistero e si incontrano nomi e personaggi ricorrenti.